Dal cielo alla terra; la Grande Piramide come apoteosi della prefezione
Alla sintesi di quanto esposto alle pagine precedenti, abbiamo visto risolversi perfettamente quelle due condizioni, i cui enunciati hanno fino ad oggi alimentato il dilemma di una doppia teoria, frustrando le menti di studiosi ed appassionati senza una via di uscita se non quella di compromessi più o meno artificiosi.
Tutto questo inevitabilmente provocato dal pressupposto di [dover] contare su un π assoluto e definitivo, senza tener conto della verità matematica che 3.14159 è comunque una costante artificiale, benché approssimata al massimo possibile.
Unitamente ad altri eccitanti calcoli e misteri, ciò ha polarizzato l'attenzione sull'apparente discrepanza, senza poter andare oltre e porsi ulteriori domande sul suo significato; o peggio, ha autorizzato taluni esperti a trattare la materia come prodotto di un'antica civiltà non abbastanza progredita!
Invero, una volta superata l'impasse, la domanda che dovrebbe sorgere spontanea è: perché tali nozioni sono state trasmesse per essere rese note? Spiegano forse come la piramide abbia potuto essere costruita, in terrmini di masse, di blocchi e misure? o a quale scopo essa fosse destinata? seguirebbero fin troppi altri enigmi, e tali dichiarazioni matematice e geometriche per corrispondenze alteratesi nei secoli, avrebbero solo potuto gettar benzina sul fuoco.
A meno che i contenuti di ciò che che stiamo esaminando non introducessero essi stessi la reale consistenza di tale costruzione e le sue potenzialità recondite, ben più significative delle tante ipotesi muratorie che lasciano una dopo l'altra il tempo che trovano.
Due fonti irrinunciabili
A questo punto non posso non rimandare ad un articolo ormai datato presso astrotime.org, “La fine di un mondo”, con la traduzione di un importante resoconto intitolato “The Anglo-Saxon Mission”, inviato nel marzo 2010 alla Project Camelot Productions, dal relatore Kerry Cassidy già in carriera militare nel Regno Unito.
Al paragrafo “The Pyramids of Giza” egli spiega:
Quale parte dei preparativi per il cambiamento in arrivo, gli Alhoo edificarono quello che oggi è noto come il complesso di Giza, alle porte del Cairo.
Questo sito è stato edificato con largo anticipo sul passaggio e completarlo non ha richiesto più di cinque anni, con uno sforzo maggiore per pianificarlo che non di costruirlo.
Queste piramidi contenevano ogni esempio di tecnologia Alhoo, servendo principalmente come un faro che si potesse sentire lontano nello spazio, fornendo una vasta/diversificata gamma di informazioni geo-fisiche sullo stato della terra in tempo reale.
Ciò significava che gli Alhoo potessero rimanere nello spazio ed 'ascoltare' quel che stava accadendo in superficie. …
Molti dibattiti hanno spaziato sul tipo di tecnologia utilizzata per la costruzione del complesso di Giza. Non erano corde, paranchi e muscoli. Era suono.
Tutto ha una frequenza - persino la pietra. Le pietre sono state tagliate e sollevate solo intercettando le frequenze contenute al loro interno. Non occorreva altro.
Per di più le piramidi erano auto illuminanti e brillavano di luce intensa per tutta la notte. Tutto questo era possibile semplicemente intervenendo sulla frequenza.
Vorrei aggiungere, per amor di completezza, che le piramidi caddero in rovina, a causa di un uso improprio, migliaia d´anni prima che i Faraoni salissero al potere. Non le ha costruite Cheope, egli ed altri hanno tentato riparazioni senza conoscere appieno la funzione originaria del complesso. Sento che questo è importante che si sappia.
https://projectcamelotproductions.com/interviews/anglo-saxon-mission/anglo-saxon-mission.html
La voce di un individuo dotato di rara e lucida memoria personale di una sua vita passata, se ritenuto affidabile, è certamente più istruttivo di sondaggi ad opera di sensitivi.
Considerati i toni e gli argomenti che tratta e la competenza, per la mia esperienza lo ritengo attendibile.
Per di più, proprio in questo contesto, mi ha rammentato la notizia di molti anni addietro di un tale americano, che era stato capace di costruirsi quasi in segretezza e senza consistenti aiuti meccanici un vero e proprio castello in pietra, fatto di volumi con massi intagliati ed inamovibili, con una sorta di teletrasporto o sfidando la legge di gravità in modo tutt'ora privo di spiegazioni. Essendone certo nella memoria, anche se non ne avevo più sentito parlare, lo vado a cercare e lo ritrovo come Coral Castle di Edward Leedskaln in Florida; e non è solo questo:
Ed iniziò i suoi lavori a Florida City nel 1928,
prima di trasferire l'intera struttura nella sua attuale sede a Homestead nel 1939.
Questo spostamento, che coinvolse oltre tre milioni di libbre di roccia,
fu eseguito con la stessa segretezza e precisione della costruzione originale.
Ed usava strumenti semplici come scalpelli, martelli e treppiedi, eppure riuscì a creare enormi megaliti, alcuni dei quali pesavano fino a 30 tonnellate.
Uno degli aspetti più notevoli di Coral Castle è la precisione con cui le pietre sono posizionate.
https://tripstoexplore.com/coral-castle-secrets/
C'è dell'altro che sorprende, e non posso che indicare i link, giacché questo è un dato di fatto che scavalca l'ìncredulità, laddove a contestarlo fornendo sparute spiegazioni strumentali vi sono solo parole e supposizioni intervenute a 90 anni di distanza. I dissacratori sono d'obbligo ed è un'occasione unica per farsi notare; d'altra parte Leedskalnin non ha mai rivelato come abbia fatto, il che dovrebbe escludere procedure normali che avrebbe potuto comunque esibire e di cui vantarsi; mentre invece, molto serenamente:
Ed ha solo affermato di conoscere i segreti usati per costruire le antiche piramidi e che se lui è riuscito a impararli, anche tu potresti farlo.
Naturalmente ben pochi sosterrebbero una simile dichiarazione sulla piramide, che non possono controllare, senza porsi in conflitto con il mondo accademico. Ove ognuno fa il suo gioco; ma quale gioco poi? quello per cui non si è ancora appurato nulla di certo ed esplicativo, lasciando a tutti la libertà di improvvisare teorie?
I suoi lavori in opera includevano tra l'altro un telescopio Polaris, una meridiana che mostra non solo l'ora del giorno al minuto, ma anche le stagioni e i solstizi, e sculture celestiali, tutte realizzate interamente in pietra, nonché un certo allineamento con elementi astronomici.
https://coralcastle.com/
L'avranno aiutato ad intagliare a mano massi fino a 30 tonnellate?
Evidentemente Ed diceva la verità e lo ha provato al di là di ogni ragionevole dubbio. Quale che fosse il suo movente sentimentale, anche solo da un punto di vista psicologico, proprio osservando l'immagine del maniero si capisce che solo disponendo di mezzi extra-ordinari – per cui pesi e misure non fossero più di impedimento – un individuo avrebbe potuto puntare a quel tipo di creazione quanto a volumi e materiali.
E quei mezzi li usava, di notte e in segreto.
Un'impresa che amerei definire ‘naive’, al confronto con la potenza impiegata.
Non ha senso concepire una siffatta realizzazione contando su semplici scalpelli, martelli, argani e treppiedi, limitandosi ai quali
chiunque avrebbe optato per materiali da costruzione più vicini al mattone, mentre la mole stessa dei blocchi impiegati nell'ampia area come tessere di un mosaico smbolico, indica agibilità e confidenza, quasi fossero il modo più rapido ed essenziale per rappresentare e giungere allo scopo.
Allorché l'enorme porta di pietra corallina (2 × 2.30 × 0.50 mt, peso 9 tonnellate), che ruotava su se stessa con la pressione di un dito a 6 mm. per lato dalle pareti pareti portanti, si inceppò trent'anni dopo la morte di Ed, smontarlo per poterlo risistemare richiese l’impiego di una gru e di 6 uomini. Si scoprì l'utilizzo di un albero metallico imperniato su un vecchio cuscinetto da camion; che ovviamente era un supporto meccanico necessario, ma di certo non sufficiente a garantire l'effetto.
Infatti nemmeno una équipe di tecnici specializzati con più moderni materiali è riuscita a ripristinare la sua iniziale funzionalità, tanto da finire con il doverla proteggere da una grata metallica a conclusione di vani tentativi.
In mancanza dell'ingrediente che solo il genio di Ed avrebbe potuto rimettere in opera, da solo e di notte, nonostante tutti gli sforzi delle attuali tecnologie il portale continuò ad incepparsi, senza rimedio.
Quella che può apparire come una realizzazione accessoria alla scenografia del castello, è in realtà la riprova più schiacciante ed incontrovertibile di un mistero, che va ben oltre la messa in posa di massi, in quanto implica un meccanismo in movimento continuo, non solo, ma indisturbato per decenni, come se il suo peso naturale venisse ignorato.
Lungi dall'essere un semplice accessorio al suggestivo parco, questa porta dimostra l'aver superato persino ciò che si stenterebbe a credere osservando l'edificio stesso: qualcosa che si poteva muovere con leggerezza costante, mantenendosi come in uno stato di sospensione, fino all'inevitabile ruggine ed usura del cuscinetto, che vede crollare il costrutto –occulto– iniziale.
Tutto ciò va persino oltre alle tecniche riferite per la Grande Piramide, e non solo quella.
 Siamo di fronte a due testimonianze chiare, pulite, disinteressate; dalle provenienze più differenti e nessuna fa riferimento all'altra, eppure enunciano la stessa cosa, con la naturale disinvoltura di chi conosce l'argomento.
Diversi bambini che giocavano nei pressi, testimoniarono di aver veduto enormi blocchi di pietra fluttuare nell'aria "come palloncini a idrogeno", mentre l'uomo, vocalizzando dei suoni, li faceva sollevare con dei gesti delle mani.
https://random-times.com/2019/11/12/edward-leedskalnin-and-the-mysteries-of-coral-castle/
Perché mai avrebbero voluto, o potuto inventare una storia così poco credibile?
Se andate a consultare degli scritti esplicativi di Edward Leedskalnin sulle proprietà di atomi, materia, magnetismo ed elettricità, vi accorgerete presto che martelli ed argani ebbero ben poco peso nella sua realizzazione.
Troverete però solo testi nudi e crudi, depauperati per semplicità editoriale dal materiale illustrativo, che però qualcuno potrebbe ritenere signifiicativo, per cui ne riproduco qua il PDF con le scansioni degli originali (3.2MB).
Scoprirete altresì che le sue conoscenze sulla presenza e movimento di magneti nella materia si svilupparono parallelamente (e ancora indipendentemente) da quelle del già celebrato Ighina e del suo “atomo magnetico”, per il sostanziale basamento comune, pur discostandosi per finalità ed impiego.
Il guaio è che qualunque verità che non trovi spazio all'interno dei nostri confini cognitivi è destinata a cedere il posto alle più fuorvianti deduzioni.
Quel che è certo, nessuno cercherà di associare liberamente questa realtà, piccola meta di turismo, alla Grande Piramide, soprattutto da parte degli studiosi più impegnati e saccenti. Sarebbe un crollo, di due secoli di teorie, le loro.
Direi anzi che quanto più il confronto potesse acquistare evidenza, tanto più verrebbe silenziato.
Come sempre, ognuno crederà a ciò che più gli si confà; di fronte a due risposte semplici e veritiere, abbastanza esplicative da indirizzare i ricercatori, si fa di tutto per ignorarle. Anche se il teletrasporto quantistico è un esperimento già realizzato a distanza di Km, la verità pura e semplice è che non siamo in grado di intervenire sulla frequenza della pietra. Il giorno in cui lo si scoprisse, ciò che oggi viene scartato diverrebbe scontato in un attimo.
il progetto essenziale
Tuttavia non è la costruzione che questo mio lavoro predilige, ma ciò che la genera e sorregge; che non è estraneo a quanto sopra, ma gli sta a monte.
Appianate certe premesse, è il momento di riconsiderare il progetto essenziale di quella formazione a piramide – tralasciando tutti i misteri che si compongono al suo interno – sotto la prospettiva più illuminante.
Coglierne l'anima, fin dove possa risultare consono al nostro tempo, non è solo filosofia.

Come tutto origina da Uno, partiamo da un centro dal quale si articola qualunque campo, energetico e/o gravitazionale.
Evoca l'immagine del punto di inizio, quel solo punto, in accordo al Modello Cosmologico Standard, nel quale l’Universo era così piccolo da restare un inimmaginabile concentrato.
Fondamentalmente qualunque manifestazione può essere ricondotta a quattro direzioni, due contro due (es. DNA), che si diramano dal centro come vettori simmetrici, equivalenti in duplice modalità sia nell'astratto che nel concreto.
Possiamo ravvisarne e distinguerne i caratteri in mille modi, tutti imperniati sulle coordinate cartesiane |- -|, |- +|, |+ +|, |+ -|, anche se per la matematica queste sono solo sequenze prive di vita propria, come del resto sulle quattro operazioni: +, -, ×, ÷, fino ai rapporti di freddo/caldo/secco/umido tra le quattro stagioni, e più elementarmente Terra, Fuoco, Acqua, Aria, solo per orientarsi ad una prima immagine.
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Per la dimensione trascendente o energetica – il cerchio, l'astratto – tali direzioni delineano quattro fasi. genericamente ondulatorie ed orbitali, ossia di moto in equilibrio di attrazione/repulsione.
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Per la dimensione materiale o immanente – il quadrato, il denso – conferiscono spazio e forma ai suddetti argomenti, la cui combinazione è il fondamento di ogni processo tangibile.
Per meglio comprendere il rapporto matematico tra i due piani, possiamo focalizzare l'analisi su un singolo quarto, sia fase del cerchio che lato del quadrato.
Partendo dall'insegnamento fondamentale del Divino Triangolo (il profilo piramidale vero o ideale, che contiene virtualmente tutto quanto precede e segue della piramide) abbiamo visto che inscritto in un cerchio di diametro = 1 la sua alteza è Φ, dunque verrà mantenuta questa unità di riferimento, quale raggio di quel cerchio che da quel centro avrà quindi diametro √5 -1, il doppio di altezza della piramide. Si noti che quel diametro moltiplicato per la lunghezza della circonferenza di diametro = 1 dà a sua volta il perimetro di base della piramide.
È una scelta che addentrerà, per così dire, nel cuore della sua magia.
La bozza sinottica qua improvvisata non è un diagramma geometrico, ma un disegno a mano libera
(molto libera - spero che renda l'idea) in cui la sola figura esatta rimane il Grande Triangolo Aureo.
Di proposito ho improvvisato su di essa come su una lavagna, poiché in questa ardua conclusione della mia trattazione non è la precisione grafica che conta, ma il conseguimento concettuale.
Va subito notato che nello schizzo ho inteso raffigurare il cerchio come celeste, ovvero orizzontale e superiore, non verticale e tangente alla base come potrebbe suggerire d'istinto la definizione della sua doppia altezza.
Scelta che si rifà al concetto di vortice rotante, di cielo, un turbine sovrastante e parallelo alla base della piramide, poiché solo così acquista un senso esplicativo; o anche meglio, pensarlo in una sorta di espansione conica dal centro-vertice verso la base, ruotando intorno all'altezza come fuso gravitazionale.
Lo schizzo tenta di evidenziare come nel solido sia lo stesso rapporto (¼ del π usuale) in luogo dei raggi, a dirigersi verso la base, definendone con misura impeccabile ogni lato e le 4 facce che culminano al vertice, e la cui area totale circoscrive esattamente il cerchio.
Non sto dicendo nulla di nuovo, ma lo tratteggio in modo diverso, forse più intuitivo.
Ciò che mi propongo di evidenziare nuovamente è il modo primario ed insostituibile in cui la costante [Platinum, da me definita] , ossia 0,78615… sia quella che stabilisce il rapporto tra il cerchio e la sua quadratura, soprattutto piramidale; naturalmente sotto l'egida del corretto π. Ogni quarto di detta circonferenza sarà dunque (√5 -1) × 0,78615 = 0,971736….
Ho usato il diametro, ad evidenziare la presenza della √ 5 [ 5 = 1 + 4 ] in alternativa al raggio (r+r)×π/4, che comunque si ricollega ai quarti di cerchio nel modo già illustrato.
Anche se può apparire banale sul piano matematico, un diverso punto di osservazione può re-indirizzare la percezione in modo inatteso.
Qua la presenza della costante è funzione trasparente, mantenendo nel creato il necessario equilibrio nel moto circolare, o di espansione / contrazione, tra ciascuno dei suoi quattro quarti.
È la manifestazione intrinseca del π, anche se per la matematica corrente non è stata che la chiave per tentar di calcolare una circonferenza.
Ben diverso è il suo destino se da quello stesso centro passiamo alla dimensione fisica, in cui diventa il vertice della grande piramide.
Sul piano materiale infatti i quattro ipotetici raggi o vettori simmetrici assumono forma visibile, come lati di sezione (o altezze delle facce) per ciascuna delle quattro direzioni, raggiungendo il terreno dal centro-vertice ad un'altezza pari al raggio, e con lunghezza , da cui l'imprescindibile angolazione verticale di 51°49'38, definendo all'incontro con il terreno il punto medio di ogni lato di base, che sostituirà per ciascuna delle quattro direzioni Cardinali [NSEO] i suddetti archi di cerchio di pari lunghezza.
Sono quegli stessi raggi che marcano l'inspiegata flessione concava di ciascuna faccia, sufficiente a rendere la struttura un solido a otto pieghe.
Ciò nonostante abbiamo visto che l'area totale delle 4 facce triangolari che dalla base quadrata si uniscono al vertice, dando forma alla piramide, equivale a quella del quadrato circoscritto al cerchio!
Ed ecco virtualmente raccordate le dinamiche energetiche ai 4 punti cardinali terrestri, argomento che avevo già introdotto in questa pagina; ma sarà poi solo virtuale?
Tutto questo indica con sufficiente chiarezza almeno due aspetti sostanziali:
- la Quadratura del Cerchio non è solo quella sfida geometrica che per secoli ha intrappolato le menti dei matematici; si tratta di un apparato atto conversione atta ad esprimere e costituire, il passaggio di stato da un piano dimensionale all'altro, processo di transizione imperniato su precise leggi numeriche e strutturali.
- la Grande Piramide di Giza non è solo la virtuosa rappresentazione geometrica di questo principio sublime, per di più in una scala di portata planetaria.
Da questo magnifico connubio, che vitalizza una struttura con le proprietà stesse che le conferisce, per la sezione aurea Φ e quel π che da sua radice quadrata [ ] va moltiplicato per quattro onde abracciare tutto il cerchio, nasce quanto meno quella potenziale risonanza introdotta fin dal 2002 in quel mio saggio «Il segreto dei 5 Riti Tibetani», facente capo alla sequenza dei cerchi aurei esterni ed interni al grande triangolo.
Dopo anni da allora, più di una ricerca è stata avviata con apparecchiature scientifiche, al fine di misurare o rilevare la presenza di campi elettromagnetici e di spazi segreti al suo interno, rispondendo in vari modi a tale schema aureo fondamentale; come lo Scanpyramid Project, o per una equipe di ricercatori Russi e Tedeschi (J. Appl. Phys. 124, 034903 (2018)) l'interazione con onde elettromagnetiche esterne di lunghezza proporzionale ossia di risonanza, scoprendo che La piramide si comporta come un dispositivo risonante, che oscillando a certe frequenze, attrae ed amplifica le onde radio.
In una dichiarazione, l'Università ITMO, in Russia, ha scritto:
"Sebbene le piramidi egizie siano circondate da molti miti e leggende, disponiamo di poche informazioni scientificamente affidabili sulle loro proprietà fisiche. A quanto pare, a volte queste informazioni si rivelano più sorprendenti di qualsiasi finzione".
https://www.ancient-code.com/scientists-find-the-great-pyramid-of-giza-focuses-electromagnetic-energy/.
Nondimeno siamo ancora lontani dall'aver compreso tale ‘antica macchina’ ritenuta ‘disattivata’; anche perché nel più avanzato dei casi essa viene indagata secondo prospettive e modalità che rispetto al suo costrutto dovremmo considerare primitive, tanto più disconoscendo la sua effettiva anima aurea,
con risultati sorprendenti, ma ancora lontani da conclusioni fattive.
Per quanto emerge, essa è verosimilmente un modulo di attuazione ultra-scientifico, uno strumento recondito (tutt'ora pulsante, nella mia impressione immediata sul posto) che non si è ancora manifestato, e che non ha concesso ad alcuno di sondarne la profondità, se non attraverso esperienze più o meno di superficie, anche nei casi di appurate percezioni ESP.
La sua potenzialità sembra essere orientata ad un futuro datato da migliaia di anni, e forse anche per questo resiste ad assalti di ogni genere. Sempre che la sua efficienza non sia stata compromessa o rovinata – presumibilmente per le connessioni interstellari – da un cattivo uso, come tiene a riferire il relatore Kerry Cassidy, da parte di soggetti che comunque ne avrebbero saputo assai più di noi.
Per il momento tuttavia non manca di regalare alle menti più attente la nozione che, per conseguirne tale meraviglia ben più che architettonica, la sua chiave di volta non sia altro che la √ Φ poiché, in quanto base del vero π, interverrà in egual modo presso qualunque scala e riproduzione fisica del monumento.
Ne deriva che questa irrinunciabile ricerca non sia destinata ad evidenziare l'unicità della Grande Piramide come ‘ottava meraviglia’, quanto il fatto che essa stessa più che un generatore di elettricità e magnetismo e risonanza di massa, sia la realizzazione plastica ed operante della conversione metafisica / fisica, per quel miracolo costituito dall'assoluta sinergia di Φ e π.
Ciò detto, è lecito dubitare che Cheope ed il suo entourage ne fossero i progettisti, o anche solo i detentori.
Antonio Alessi © The Watch Publisher, 2003-25
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