• aggiornamento di portata scientifica

    Ogni assunto che leggerai, o avrai let­to in que­sto si­to o nel pre­ce­den­te trattato «2x2=3.14» sul π si è fi­nal­men­te con­fer­ma­­to ve­ri­tie­ro attra­verso un di­spo­si­ti­vo ge­o­me­tri­co de­no­mi­na­to «Pi-drawer» [estrattore del π] che ho i­de­a­to per e­stra­po­la­re let­te­ral­mente dal cer­chio e re­a­liz­za­re il cal­co­lo e­sat­to del­la co­stan­te re­a­le, con una e­qua­zio­ne al­ge­bri­ca po­li­no­mia­le di 4° gra­do a co­ef­fi­cien­ti ra­zio­na­li (già di­chia­ra­­ta i­nap­pli­ca­bi­le dai con­tor­sio­ni­sti del π).
    Si noti che il teorema, pur a­ven­do con­va­li­da­to di fat­to le mie ar­go­men­ta­zio­ni pre­ce­den­ti, è for­mu­la­to in mo­do in­di­pen­den­te da quan­to ho e­vi­den­zia­to nei va­ri ar­ti­coli sulla sezione aurea.
    Non si basa su formule personali, ma su deduzioni geometriche oggettive e lin­e­ari, tali da non essere contestabili.

    π è davvero 3.14460… e nessuno potrà mai più negarlo!

    Benché le varie analisi sviluppate in questo dominio in 5 anni mi abbiano condotto alla soluzione definitiva, di cui scriverò ancora per maggior in­te­sa, se vorrai ap­pro­fon­dirle ram­men­ta che sono state scritte prima.
    Il mio secondo trattato con ogni det­ta­glio procedurale (in lingua Inglese), è stato pub­bli­cato ed è liberamente scaricabile presso ZENODO (in­fra­strut­tu­ra del CERN) e dedicato alla ce­le­bra­zio­ne del pros­si­mo Pi Day, os­sia il giorno 03-14-2026  (3-14 = 14 marzo).
     Il mondo matematico dovrebbe
    avere davvero di che festeggiare!

    Nel caso di difficoltà con Zenodo, che mi ha bloccato l'accesso per motivi a me sconosciuti, ho reso il trattato «The Pi-drawer» disponibile qua, sia in PDF (6.2MB) che compresso in ZIP (5MB). Peraltro è indicizzato presso:
    https://explore.openaire.eu/search/result?pid=10.5281%2Fzenodo.18826422

    10-3-2026

    Grazie

  • Questa pagina documenta almeno una riprova sconosciuta alla tradizione matematica globale, proprio perché im­per­nia­ta sul π autentico. (download).

    feb­bra­io 2024 -Una prova che non si può rifiutare

    Con­cen­trar­si sul ca­rat­te­re del cer­chio at­tra­ver­so il rag­gio, che ne è la sola chia­ve, con­du­ce im­pli­ci­ta­men­te a fo­ca­lizzarne il quar­to del cer­chio, o qua­dran­te, come se que­sto po­tes­se i­den­ti­ficarne il qua­dra­to come la più pra­ti­ca ma­tri­ce di ri­fe­ri­men­to dal pun­to di vi­sta ra­zio­na­le, alla fun­zio­ne pro­pria del π.

    Lo pro­pon­go di nu­o­vo, alla sin­te­si del mio sag­gio, in uno sche­ma sim­bo­li­co in­tro­dut­ti­vo, che mi sem­bra u­ti­le a rap­pre­sen­ta­re il rap­por­to tra qua­dra­to, π na­tu­ra­le e cer­chio, con­si­de­rando volutamente il π come re­la­ti­vo ad un solo quar­to per vol­ta, os­sia 3,14…× ¼.
    Sul­la base di un rag­gio R pos­sia­mo co­stru­i­re sia un arco di 90°, che un qua­dra­to con lato R, che lo cir­co­scri­ve.

    È fa­ci­le os­ser­va­re come la som­ma dei due lati, su­pe­rio­re e de­stro del qua­dra­to per mag­gior at­ti­nen­za vi­si­va, ven­ga­no cur­va­ti × π nel­l'arco ¼ di cer­chio. Così la for­mu­la con il π qua­dru­plo de­scri­ve la cir­con­fe­ren­za.
    Lo stes­so ca­no­ne ri­guar­da l'area, che riduce il qua­dra­to del lato­~rag­gio al­l'area cir­co­scrit­ta dal­l'arco e dop­pio rag­gio.
    Si trat­ta di un e­ser­ci­zio men­ta­le, ma u­ti­le a raf­for­za­re un con­cet­to di re­ci­pro­ci­tà, che cer­che­rò di ap­pro­fon­di­re in modo e­sclu­si­vo.
    Ogni me­da­glia ha il suo ro­ve­scio
    Una me­da­glia d'eccezione, con una faccia quadra ed un dorso rotondo!

    Se puoi accettare per un attimo il valore del π naturale [3,1446055…] pro­po­sto dalla mia ricerca, scoprirai che non solo un qua­dra­to
    con pe­ri­me­tro: 3,1446055110296931442782342932803
    da cui il lato: 0,7861513777574232860695585
    avrà area Φ:0,6180339887498948482045868

    ma anche che
    Il connubio tra vero π e Φ nel rapporto quadrato~cerchio

    un cerchio conuguale perimetro, ossia
     circonferenza: 3,1446055110296931442782342932803
     che ha raggio:0,5
     avrà area Φ:0,7861513777574232860695585

    La le­gen­da di que­sto con­fron­to è sem­pli­ce e chia­ra: il pe­ri­me­tro di un qua­dra­to con area Φ e­qui­va­le al π che io so­sten­go. Se que­sto è il vero π, un cer­chio con cir­con­fe­ren­za u­gua­le a det­to pe­ri­me­tro ha area Φ es­sen­do il suo rag­gio = 0.5, che e­le­va­to2 e mol­ti­pli­ca­to, di­vi­de π~cir­con­fe­ren­za in quat­tro par­ti [0,78615…], os­sia i lati e la ra­di­ce qua­dra­ta del­l'area del qua­dra­to.
    L'area risulta ovviamente maggiore, essendo noto che il cerchio è la fi­gu­ra che racchiude il maggiore spazio di qualunque altra a pari perimetro; in tale caso la ratio, o rapporto tra le due aree, è esattamente di φ (1,618) !

    Naturalmente un quadrato con la stessa area del cerchio avrà il lato = 4Φ

    Ri­cor­ro di pro­po­si­to ad un lin­guag­gio de­scrit­ti­vo, per e­vi­den­zia­re al pen­sie­ro il lato se­man­ti­co del per­cor­so. Non vi si leg­go­no for­se i pre­sup­po­sti per una ef­fet­ti­va sim­bio­si o strin­gen­te con­nes­sio­ne qua­dra­to - cer­chio?

    Sof­fer­mandosi sul ter­mi­ne "ra­di­ce qua­dra­ta", se ne può de­dur­re fa­cil­men­te il du­pli­ce sen­so, ri­fe­rendolo alla fi­gu­ra del qua­dra­to, la sola em­ble­ma­ti­ca per que­sto tipo di o­pe­ra­zio­ne: ‘ra­di­ce’ ne in­di­ca il lato, ‘qua­dra­ta’ ne in­di­ca il mo­to im­pli­ci­to nel rap­por­to tra il lato del qua­dra­to e la sua su­per­fi­ce, che mol­ti­pli­ca il lato per se stes­so; ma come in natura, ne indica anche il sor­gere.
    Da quan­to stia­mo os­ser­van­do nel­le due fi­gu­re, due vol­ti di una ve­ri­tà con­di­vi­sa sul cri­na­le del­la se­zio­ne au­rea, po­trem­mo ar­go­men­ta­re un primo stra­or­di­na­rio e­nun­cia­to per il qua­le:

    il cerchio con perimetro π, elevato al quadrato
    ha l'area di un quadrato con uguale perimetro

    oppure che il cer­chio è la ra­di­ce di un qua­dra­to a­ven­te u­gua­le pe­ri­me­tro π !
    È un fat­to­re cardinale di in­te­ra­zio­ne di due dimen­sioni non sol­tan­to ma­te­ma­ti­che: massa da energia, ma forse anche fisico da metafisico.

    Uso termini più discorsivi che tecnici quando considero cerchio e qua­dra­to come entità, in funzione delle loro aree.

    Un cerchio con la stessa area Φ del quadrato, ha raggio = 0,443325897 e circonferenza = 2,788170071589; ma in particolare, l'area del cerchio di pe­ri­me­tro π cioè 0,7861513777574232860695585 divisa per il rag­gio del cerchio con area Φ: 0,4433258897 è = π.

    aprile 2025 - Come in uno specchio
    A quattro anni dall'inizio di questo sforzo, mi ispira una rinnovata curiosità, che potrebbe meglio focalizzare un enunciato definitivo.
    Prima di procedere devo appellarmi alla pazienza di chi legge, poiché que­sta, ed altre mie pagine, sono ormai una miscela di articoli ‘di prima e di dopo’, non sempre ordinati come vorrei. Il fatto è che nuove ve­ri­fi­che fluiscono di continuo, più rapide che non il redigerle in testi e fi­gu­re, e mentre ad ogni passo dovrei ristrutturare buona parte del lavoro, di fatto posso solo dar la precedenza su tutto alla loro im­por­tan­za, ac­con­ten­tandomi di inserirle dove è più pertinente.
    Diversamente nulla di quest'ampia ricerca, dalla Quadratura del Cerchio alle Spirali Auree con reciproci rimbalzi, tornando alla Grande Piramide con inattesi annessi e connessi, avrebbe potuto prendere forma. Le aree di testo in verde qua delimitano gli ultimi apporti.
    Quanto ho svolto sopra è stato avviato per la misura perimetrica di π, che si può considerare insegna del cerchio. Lo ritenevo un lavoro concluso, se non altro per la sua evidenza, mentre rivedendolo a distanza dalla mia stes­sa sorpresa, mi rendo conto di aver trascurato proprio l'altra faccia della me­da­glia, quella all'insegna del quadrato.
    Detto, fatto: se 3.14 rappresenta il cerchio, 4 rappresenta il quadrato.
    Ed ecco, applicando alla circonferenza valore 4, un'ennesima prova di ir­ri­pe­ti­bi­le ri­spon­den­za; forse a questo punto scontata, ma che ob­bli­ga a mas­si­ma­men­te riflettere.
    A fronte di detto quadrato,
    dividendo il perimetro per il nostro π, avremo
    diametro cerchio: 4 / 3,1446055110296931442782343433718
    che è già la φ  = 1,2720196495140689642524224617375
    e /2 dà raggio: 0,63600982475703448212621123086875
    Stante la mia visione del rapporto stretto tra quadranti di cerchio e quadrato, non mi resta che moltiplicare × 4, o × π, l'area del quadrato
    avente per lato il raggio del cerchio con lo stesso perimetro 4.
    Questa modalità non sarebbe necessaria, avendo il diametro come base virtuale del quadrato ottenuto con la somma circolare dei 4 quarti-quadranti; che poi non è che il quadrato circoscritto al cerchio.
    In ogni caso, ricalca la formula classica per l'area del cerchio: π × r2
    per il quadrato: 4 × 0,40450849718747371205114670859141
    si ha l'area totale = φ, da confrontare con quella del cerchio
    che è appunto: 0,4045084971874737120… × π = φ
    In breve, il quadrato di lato = 1 e perimetro = 4 ha area = 1;
    una circonferenza = 4 delimita un'area = φ,
    mentre il quadrato ad essa circoscritto ha area φ.
    La ratio, come nel primo caso esaminato, qua è φ / φ, ovverosia sem­pre 0,78615137775742328606955858584295 [ Φ]; con la dif­fe­ren­za che se nel caso parametrico inferiore all'unità il rapporto e­sa­mi­na­to era di quadrato/cerchio di ugual perimetro, (che ov­via­men­te si attesta an­che con 1 / φ – la monade del π) ora, sotto l'impulso di una nuova spin­ta, abbiamo aggiunto il rapporto cerchio/quadrato cir­co­scrit­to, dan­do luogo ad un enunciato ancor più significativo:
    Con circonferenza = 4, il cer­chio è ra­di­ce del qua­dra­to circoscritto

    Una sorta di punto eutettico che rafforza la relazione intrinseca tra l'es­sen­za delle due figure; quasi magico, come lo è il punto di sezione au­rea, al di sotto o sopra del quale nulla avviene di tale rilievo.
    Casi differenti dicostano i valori delle aree in progressione più o meno esponenziale, pur mantenendo costante il suddetto rapporto
    Chiave del connubio tra il cerchio, unità in­dif­fe­ren­zia­ta di moto per­pe­tuo senza inizio né fine, concentrato a cui tutta la ge­o­me­tria fa capo, ed il rallentamento fino alla fissità della forma in e­span­sio­ne, nelle 4 di­re­zio­ni fondamentali.
    Elementare, come ogni verità essenziale. Dal punto di vista lineare:
    dia­me­tro × π ÷ diametro × 4  |  per le aree: raggio2 × π ÷ diametro2,
    approdano alla costante universale 0.78615, per la quale mi sono com­pia­ciu­to di proporre durante uno scambio di opinioni presso a­ca­de­mia­.edu la denominazione Platinum ed il simbolo , e che è Φ ed ¼ del π.
    Superfluo completare il quadro precisando che se è il cerchio ad avere area = 1, l'area del quadrato circoscritto sarà 1/ , cioè φ.

    In aggiunta, cercherò ora di approfondire l'insolito enunciato in evidenza, forse il maggior traguardo a cui questa procedura doveva condurre.
    Credo di poter sostenere che sia proprio questa la strada più significativa da se­gui­re, alla scoperta della profonda comunione quadrato-cerchio.
    Una comunione basata senza dubbio sul fattore 4, che entrambi li sostiene, fornendo con due assi (cartesiani, solo per intenderci) quadruplice cardine comune. Ciò vuol dire che la trasposizione da una figura all'altra non deve ri­cercarsi attraverso contrazioni di assi, lato o raggio, come nel caso di u­gua­le area, ma per una proiezione concettuale che ne valorizzi il carattere me­ta­fi­si­co, o rapporto tra con­cen­tra­zio­ne e dilatazione, che rispetti la croce di base esplodendo la forza del cerchio fino all'area delimitata dai vertici del qua­drato.
    La potenzialità del cerchio in quanto argomento dinamico, è una promessa di espansione, non di contrazione; al contenimento provvederanno i vertici an­go­la­ri delle quattro direzioni degli Elementi, contrapposte e com­ple­men­tari.
    Delle 4 fasi che compongono il cerchio, ciascun arco di quadrante scocca il suo dardo dotato di precisa e distinta valenza, matematica e fisica.
    Se la fin­zio­ne è chiara e benaccetta, è lecito riproporre il cerchio come se vir­tual­men­te non potesse mai risolversi o dissolversi in un quadrato di pari e­sten­sio­ne, ma soltanto in una sorta di trasposizione bilanciata, da Nord a Sud, da Est a Ovest.
    È questo che si può ben dire emblema di Quadratura del Cerchio con un sen­so degno della Divina Proporzione e ad essa appartenente; qualunque altra prospettiva non rap­pre­sen­ta che un rompicapo geometrico, fino a ieri destinato alla polvere.
    Nonostante questo risvolto esoterico che ha radici in profondità (gioco di parole non casuale), nell'impulso collettivo ha sempre prevalso l'im­me­dia­to bisogno di aver ragione della sfida, di aree o perimetri uguali dall'una al­l'al­tra figura, complicando una mera speculazione, la meno adatta a con­dur­re da qualche parte.
    La prima figura ripete quan­­to di più ov­vio e dif­fu­so nel­le im­ma­gi­ni di pre­sun­ta qua­dra­tu­ra del cer­chio, an­che se nes­su­na di esse, con il 3.1415, potrà cor­ri­spon­dere al vero.
    Costituisce però uno stimolo vivo, credibile – poiché il cer­chio è vivo – e l'idea di poterlo tradurre in quadrato è affrontabile senza ulteriori valutazioni, se non l'ambizione della riuscita.
    Nel caso in esame, al contrario, è come se l'arco BD dividendosi per scoc­cas­se da C la freccia del suo potenziale fino al 4° vertice E, che delinea l'area con la quale il set­to­re tracciato CBD sta in un rapporto regolato dalla costante, come 3.14460 ÷ 4.
    Una favola difficile da formulare e rac­con­ta­re, an­cor più da ren­de­re ac­cet­ta­bi­le, ma che di­ven­ta mol­to cre­di­bi­le a con­ti fat­ti, an­che se il gli­fo che ho in­sce­na­to la ren­de co­me può. Ha il pre­gio però, di far me­di­ta­re un mag­gior si­gni­fi­ca­to del­la ma­e­sto­sa Rosa dei ven­ti, su cui non ci si era mai fer­ma­ti; ma dove la si­ntesi di cer­chio ­/ pun­ti car­di­na­li è di una e­vi­den­za innegabile (per noi an­go­li e lati del qua­dra­to, fuori dal cerchio).
    L'immagine a lato dal museo galileiano pare precorrere il nostro assunto. Oggi, ove il raf­fron­to tra e­spres­sio­ni del­la na­tu­ra con ge­o­me­tria e nu­me­ri è più che mai in auge, me­ri­ta­no at­ten­zio­ne so­prat­tut­to le for­ze mag­giori.

    Si rivela così il sublime momento matematico, di quel rapporto Assoluto in cui l'UNO si divide con la Φ per potersi produrre in una realtà sterminata di forme in equilibrio, che si mol­ti­pli­ca­no secondo φ, e si riflettono animate dal π che è all'origine di ogni mo­vi­men­to. Per approfondire questo condensato di im­ma­gi­ni dall'aria esplosiva del Big Bang, posso solo proporre l'articolo e­sclu­si­vo dedicato ad una con­ce­zio­ne ap­pro­fon­di­ta della Sezione Aurea. Tutto questo rende la Quadratura del Cerchio non solo la cosa più naturale del mondo – e così deve essere – ma un autentico ca­po­la­vo­ro del­l'In­tel­li­gen­za Creatrice, poiché definisce più che mai il rapporto intrinseco e de­ter­mi­nan­te tra il cer­chio ed il quadrato.
    Infatti a parità di ampiezza (equivalendo il diametro al lato del quadrato) il paradigma soddisfa appieno il risvolto semantico già accennato in quanto l'area del cerchio elevata al quadrato diventa quella del quadrato cir­co­scrit­to, e questo sul valore assoluto della sezione aurea.
    Va saputo riconoscere in quanto tale, ma è una cosa che potrà essere ap­prezzata sol­tan­to una volta compreso ed acquisito il legame tra π e Φ.
    Tanto da poter sostituire con que­sta nuova prospettiva il concetto a­bi­tua­le di quadratura del cerchio, alla ricerca di una corrispondenza paritetica che non a­vreb­be condotto alla maggior comprensione; e lo sottolinea quella fu­or­vian­te esibizione ac­ca­de­mi­ca ormai storica di Lindemann, che pur facendo comodo a molti, non poteva colmare l'implicita lacuna di 0.00301.
    Come si potrà spiegare, o classificare il fatto che il π scoperto ed introdotto co­me tale dalla mia ricerca generi tutte queste combinazioni di enorme im­pli­ca­zio­ne – e chissà quali e quan­te altre – dominante di calcoli e con­ver­sio­ni, lad­do­ve il π prefabbricato non dia vita ad alcuna formulazione a so­ste­gno? È indicativo che gli esempi qua esposti siano soddisfatti sol­tan­to con un numero sufficiente di decimali, al di sotto dei quali la rispondenza si ar­re­sta fin dai primi passaggi. Un problema che con il π 3.14159 non sus­si­ste, trattandosi di una cifra arbitraria, approssimata fuori dal contesto della di­vi­na proporzione (ma nessuno lo sa); che quindi andrà bene in ogni caso.
    Fermo restando che nessuno dei due è dimostrabile, essendo l'uno una pur vicinissima ipotesi di ciò che l'altro dovrebbe essere, nulla di quanto e­spo­sto sus­si­ste se si lascia al π il va­lo­re con­ven­zionale, che dovremmo ritenere grossolano, 3.1415,
    i cui risultati, applicati ad es. al caso iniziale, sarebbero
    circonferenza: 3,1415926535897932384626433832795
    che ha raggio:0,50047951115439126298184912117078
    r20,2504797410853384486234931621638
    × π =  0,78690531446677277387799027424776
    per cui area2:   0,61921997393605054860809869132551
    Vi­sta tale di­scre­pan­za, (è davvero tutto casuale?) pos­sia­mo e pri­ma o poi do­vre­mo ri­con­si­de­ra­re:
    • se val­ga più il cer­chio di cir­con­fe­ren­za (e π ) 3,14460… che si ri­flette nel qua­dra­to alla per­fezione, ciò che l'at­tua­le progresso del π do­vreb­be aver quan­to­me­no sug­ge­ri­to.
    • o si opta per un cer­chio di cir­con­fe­ren­za 3,1415… che non cor­ri­spon­de al qua­dra­to, i­gno­ran­do tout co­urt la me­ra­vi­glia qua e­spo­sta?
      rinunciare ad una tale melodia in nome di un costrutto di ripiego?
      Cosa può succedere ad es. nel calcolo di traiettorie spaziali con cifre ap­pros­si­ma­te o errate?
    Per quanto avvalorato, non pos­sia­mo tra­scu­ra­re che il π cor­ren­te sia frut­to di un ar­ti­fi­cio spin­to al­l'in­ve­ro­si­mi­le, al co­sid­det­to ‘in­fi­ni­to’ che tut­ta­via non pos­sia­mo rag­giun­ge­re, e che non de­ri­va da al­cu­na leg­ge im­pli­ci­ta nel­la ge­o­me­tria es­sen­zia­le – come tale anzi è un at­te­sta­to di im­po­ten­za prag­ma­tica.
    Si può moltiplicare all'estremo il numero di lati di un poligono, ma anche por­ta­re all'infinito il raggio del cerchio simulato, e il divario aumenta a vista.
    aprile 2025 - il Gap

    Abbiamo solo una certezza, che mi sono sforzato di esporre fin dal mio pri­mo trattato, e ribadire nella home page, ma che vale la pena di sin­te­tiz­za­re con maggiore, anzi assoluta efficacia, se non altro a beneficio dei pro­fa­ni; a costo di dovermi ripetere fino alla noia.
    Partiamo dai tre punti A, C, B necessari e sufficienti per de­fi­ni­re un cerchio, quindi non disposti su una stessa linea retta, ma i più vicini che l'im­ma­gi­na­zio­ne conceda; al contrario della figura che dovrà renderli leggibili, almeno in apparenza.
     

    Essi danno luogo ad un cer­chio con cen­tro O, i cui rag­gi OA, OC, OB sono ne­ces­sa­riamente u­gua­li.
    Trac­cian­do la cor­da AB, si do­vrà ri­co­no­sce­re che il rag­gio OC la in­ter­se­ca in un pun­to X, di­stan­te da C di una quan­ti­tà in­ver­sa­men­te pro­por­zionale alla lun­ghez­za del rag­gio; po­i­ché quan­to più esso crescerà, man­te­nen­do fis­sa la di­stan­za AB, tan­to meno sarà per­ce­pi­bi­le la cur­va­tu­ra del­l'arco ACB, fino a ve­der­la schiac­cia­ta come nel nul­la di fat­to. Ma è solo im­ma­gi­na­zio­ne, per­ché non si estinguerà MAI; per as­sur­do spa­rirebbe an­che la cir­con­fe­ren­za stes­sa, e­splo­den­do in una li­nea ret­ta in­finita.

       

    Possiamo allontanare il cen­tro O da C quan­to vo­glia­mo, cioè al­lun­ga­re il rag­gio man­te­nen­do fis­so il seg­men­to AB, il che e­qui­var­reb­be ad in­cre­men­ta­re il nu­me­ro di cor­de o lati di un po­li­go­no vir­tua­le in­scrit­to, ri­du­cen­do il trat­to XC per il di­la­tar­si del­la cir­con­fe­ren­za; ma XC sarà sem­pre pre­sen­te, te­sti­mo­ne si­len­zio­so del di­va­rio cir­co­la­re tra la cor­da e l'arco; an­che se non più vi­si­bi­le, poi­ché sarà de­ci­sa­men­te im­pro­ba­bi­le an­che solo ten­tar di vi­sua­liz­za­re o ri­pro­dur­re una fra­zio­ne di un in­fi­ni­te­si­ma­le AB pro­por­zio­nata agli 0.00301 mil­le­si­mi che di­stin­guo­no il π ar­te­fat­to da quel­lo naturale.

    Ne deriva che, qualunque tipo di formula o sostegno sia stato applicato per calcolarlo, il π rettificato non poteva che risultare inferiore a quello vero.
    Trovo curioso, ma non più di tanto, che un approccio descrittivo possa rivelarsi più efficace della terminologia scientifica e matematica che non di rado affronta questo problema, ma sempre mantenendo un di­scre­to riserbo, tanto da non essere conclusivo.
    Parallelamente infatti il tratto AB continuerà ad essere un segmento di retta, pur riducendosi fino al suo infinitesimo, e questo per il semplice fatto che il sapere matematico non possiede una nozione autonoma di curva, se non quella parametrizzata, di un susseguirsi di punti di­stan­zia­ti in una modalità, cartesiana o polare o altro, che solo il π naturale può garantire, un π che non è ancora stato scoperto nella sua integrità, ma solo abbozzato con la massima precisione possibile.
    Ci troviamo di fronte alla differenza tra un suono analogico ed uno digitale, o come tra la vera Sezione Aurea, e la serie di Fibonacci che nemmeno por­ta­ta al suo estremo potrà sostituirla, anzi nemmeno imitarla gra­fi­ca­men­te, se non in una rozza apparenza.
    Ed è quindi del tutto verosimile che stia proprio in questa differenza di 0.00301…, sùbito al di sopra la soglia focale raggiungibile dalle formule cor­ren­ti – il gap che trionfa solennemente nelle nostre più rigorose verifiche in­cro­cia­te – l'interruttore che fa accendere tutte le luci, principali e con­cet­tua­li a cui stiamo assistendo; o vibrare i suoni, ove il 3.14159 non produce che note stonate, e perciò prive di significato e di ispirazione.

    Ancora per come la vedo io, il π cor­ren­te dopo tan­to pel­le­gri­na­re nei me­an­dri più con­tor­ti ed il­lu­so­ri, si è i­nol­trato fino alle mura del­l'a­gognata me­ta, ma gli manca la chiave per accede­re, poiché la chiave è proprio il π.
    Tuttavia non è un demerito, se si ri­co­no­sce che il π rap­pre­sen­ta un tra­guar­do ma­te­ma­ti­camente in­de­fi­ni­bi­le, se non un ba­luar­do in­sor­mon­ta­bi­le dal­l'in­tel­li­gen­za ra­zio­na­le; e non per ragioni di trascendenza, giacché an­che il Φ lo è, eppure non vi è nulla di più facile da dimostrare e ri­pro­durre.
    Ritornando allora al tema di righello e compasso, se associamo l'algebra al righello, il compasso è senza dubbio π, e nessun righello può rim­piaz­zarlo.

    Allo stato di avanzamento attuale si trat­ta di uno scarto di soli 3.01 mil­le­si­mi (0.1965 per il π da ¼), in­va­li­ca­bi­le alla luce del­le po­si­zio­ni ­tradizionali.
    Ci si può chiedere se siano troppi per essere accettabili, o se siano troppo pochi per preoccuparsene.

    Provate a visualizzare una bella e semplice bolla di sapone, splendida, indifesa e rarissima espressione dell'equilibrio congenito, che si li­bra nel­l'aria riflettendo l'ambiente e i colori della luce sul suo brillante velo li­qui­do in movimento continuo, mantenuto nella sua forma perfetta dal­le leggi gravitazionali o elastiche ma­ni­fe­ste dal π nativo.
    Ora supponete per un istante di poterlo so­sti­tu­i­re con il π pre­cal­co­la­to; non immaginate cosa accadrebbe?
    La bolla scoppierebbe in una sterminata miriade di micro-goccioline, tali da far pensare a più di quanti fossero i 131k lati-segmenti del­l'ul­ti­mo poligono di simulazione inscritto nel cerchio…
    Non è forse verosimile che la continuità dinamica molecolare o persino inter-atomica della superfice non possa mai essere supportata dalle mol­tis­si­me facce piane dell'ipotetico poliedro, i cui soli vertici ne ver­reb­be­ro a contatto?
    Manca un ultimo balzo verso l'imponderabile; non scientifico, nel senso comune, ma per la mia analisi lo è, più che rimanere fermi al limite attuale.
    Di fat­to, il solo modo per po­ter­ ratificare la discendenza aurea del π è il co­rag­gio di spic­ca­re un volo sul­le ali del­la pura in­tu­i­zio­ne, che con­sen­ta di sal­ta­re ol­tre la se­pa­ra­zio­ne di due spon­de che nes­sun pon­te ma­te­ma­ti­co po­trà mai u­ni­re ve­ra­men­te e de­fi­ni­ti­vamente, per le ra­gio­ni già e­spo­ste a pa­gi­na 16-17 del­la mia trat­ta­zio­ne, da cui si evince che qualunque tentativo di de­fi­ni­re il π ri­chie­de­reb­be il π stes­so per poter essere dimostrato, non un suo presupposto.

    Il mondo accademico può solo avvalersi di verifiche indirette, come la por­ten­to­sa esibizione testé ri­co­stru­i­ta, che è di un'evidenza insostituibile ed ir­ri­nun­cia­bi­le; e prima ancora, quella del Divino Triangolo Aureo, da me sve­la­­to per primo nel 2002 con il mio trattato «Il Segreto dei 5 Riti Ti­be­ta­ni» nelle sue più evidenti proprietà, rimosso da un esperto di Wiki­pedia perché ina­de­gua­to, ma solo 12 anni più tardi compreso ed illustrato nel suo senso più profondo, e­le­va­to ed incontestabile.
    Comunque non fu un danno tale da far risentire 11 anni di ritardo ad una co­no­scen­za di 20 secoli…
    A dispetto dell'attore infatti una tale esibizione di ‘dotta ignoranza’ non po­tè che esaltare il concetto di autoevidenza, di quelle primizie speciali come si­gil­li della Verità creatrice, che la Natura elargisce a chi le sa leggere, e che mi ha con­dot­to al traguardo più decisivo.
    Un po' come la Mela di Isaac Newton, per cui niente si vedeva.
    Inscritto nello stesso cerchio di raggio 0.5, il Divino Triangolo reca infatti al­l'a­pi­ce della forma, sia Φ e φ, che il giusto π che enuncia nei suoi lati.

    Si potrà pur obiettare che tutto ciò non comporti alcuna dimostrazione, ma quan­te altre casualità conosciamo, che possano affiancare o diluire que­sti, ri­du­cen­do­ne l'impatto inevitabile?

    Queste libere considerazioni mi rammentano proprio quel tanto speciale mes­sag­gio “Gli Origami del Potere”, che un'Entità luminosa che mi af­fian­ca mi fece re­ca­pi­ta­re a voce da chi non ne conosceva minimamente né il sen­so né il riferimento.
    Un riferimento che oggi diventa sempre più chiaro, anche per me
    Tanto da indurmi svelare a questo punto un'ultima piega di questo origami stupefacente, che non avevo menzionato alla mia ultima proposizione sul ca­rat­te­re divino del meraviglioso triangolo: ed è che la sua area sta in rap­por­to φ2 a quella del cerchio in cui è inscritto; ma anche questo solo se si ap­pli­ca il giusto π.
    Da notare subito il legame tra questa e le due figure già testate: il triangolo [3] è inscritto nel cerchio [1] di area Φ, ed ha 2 lati uguali a quel­li del qua­dra­to [4] di area Φ mentre la base è Φ dei lati. Sembra un gioco cabalistico da 3.14.
    Nel cerchio di diametro = 1, Φ/φ2 (= 0.300… con minima ap­pros­s­ima­zione-) è come dire area del cerchio /φ2, dove si articolano al primo ap­proc­cio i quattro sim­bo­li primari di ra­di­ce qua­dra­ta, esponente quadrato, sui due valori com­ple­men­ta­ri della sezione au­rea, in aggiunta alla mia de­scri­zio­ne geometrica e­vi­denziata al link so­pra­stan­te per l'8 Novembre 2023.
     Il Terzo Tesoro Della Geometria
    Le procedure di calcolo sono multiple e facilmente deducibili dalla figura:
    Da AC² - BC² via Pitagora si ottiene la metà AB di base del triangolo.
    Se il raggio del cerchio maggiore AC è 0.5,
    quello del cerchio minore di diametro Φ3, o comunque 0.5 × Φ3,
    è = 0,11803398874989484820458683436564
    così 0.25 - 0,01393202250021030359082633126872
    è AB = 0,48586827175664567818286387589454, che equivale alla
    sezione aurea AS del lato AV che × Φ (altezza del triangolo), ne dà l'area
    cioè = 0,30028310600077760788669470994843.
    Un 3 davvero immancabile, ritagliato al millesimo, suggestivo ed em­ble­ma­ti­co data l'attinenza ad un cerchio di diametro 1; ma non è il calcolo sul solo trian­go­lo che è destinato a far testo sui libri di scuola. I restanti de­ci­ma­li in­fat­ti sono briciole giustificate dal calcolo esatto della sezione aurea, che ci con­fer­ma i­den­ti­co risultato, anche da Φ×Φ2, dove Φ è l'area del cer­chio 0,78615, in rapporto aureo preciso ed esclusivo ÷2.61834 op­pu­re ×0.61834² con l'area dell'infinita­men­te rap­pre­sen­ta­ti­vo trian­golo. Dunque:
    la ratio cerchio÷quadrato è φ : 0,78615 / 0,61804 = 1,2720,
    la ratio cerchio÷triangolo è  φ2 : 0,78615 / 0,30028 = 2,6180
    la ratio AB ÷ BV del triangolo è  Φ : = 0,78615, ¼π, ¼ di cerchio
    È una magnifica prova della superiorità matematica del π 3.14460.

    L'AREA DEL TRIANGOLO È IN DIVINA PROPORZIONE Φ2 CON L'AREA DEL CER­­CHIO CHE LO CONTIENE CON PE­RI­ME­TRO DI 4 VOLTE IL SUO LATO; ED EQUI­VA­LE A QUELLA DEL CERCHIO DI DIAMETRO Φ TANGENTE AI SUOI DUE LATI.

    Potremmo negare semmai una rispondenza così completa fra questo trian­go­lo, terzo tesoro della geometria, ed il cerchio con area definita dal π per ec­cel­len­za, il solo che può determinare il rapporto aureo tra le due figure?

    Dato che con il π convenzionale di 3.1415, l'area del triangolo ricalcolata non arriverebbe che a 0,2988, e soprattutto salterebbe la ratio aurea con il cerchio, se non potremo permetterci di classificare quest'ultima riprova co­me una ca­sua­li­tà irrilevante, dovremo ammetterla ed annetterla al per­cor­so avanzato fino ad oggi, come un completamento di esplosiva e­vi­denza.
    È un banco di prova che renderà assai arduo sostenere la tesi di un π pre­ca­rio, laddove il π qua dichiarato ‘nativo’ abbonda di lampante per­fe­zione.
    Se questa è “la musica delle sfere”, il π di 3.14159 è la nota stonata.
    Probabilmente sarà solo una questione di tempo, come spesso nella storia del­la cultura umana, inchinarsi di fronte a tale miracolo geometrico e pren­de­re atto di una magnificenza rimasta ce­la­ta al pensiero speculativo, ma fi­nal­men­te rivelatasi ai nostri occhi senza lasciare adito a contestazione.

    Niente si sarebbe potuto condensa­re in modo più conciso, completo ed e­sclu­si­vo che in questo simbolo cosmico.

    Passato o futuro, la forza del 4 è nel π × ogni stagione
    Da Nord a Sud e da Est a Ovest, ancor prima dei quattro Elementi: fuoco, terra, aria, acqua della variegata filosofia greca – basti citare di Empedocle le quattro radici (rhizai) che ricondurranno tutte le cose, alla sfera o­ri­gi­na­ria: lo ‘Sfero’ – le stesse 4 operazioni aritmetiche, integrate da qua­dra­to e radice quadrata, nella conoscenza materiale e simbolica, dalle quat­tro sta­gio­ni alle fasi lunari, dalle fasi ondulatorie ai temperamenti in me­di­ci­na e psicologia, questo ed altro concorre a modalizzare la realtà in 4 regni di­stin­ti e con­gru­en­ti, contrapposti e complementari, combinati da continuità e completezza.

    Sappiamo bene che la definizione del π è sorta dalla necessità di calcolare il cerchio visto nella sua interezza; ma se ciò non impedisce di scoprire che una sua quarta parte equivale non solo ad una delle suddette componenti del­l'u­ni­tà, ma anche ad una costante che regola

    4. L'effetto della direzione delle particelle
    Esistono alcune differenze tra le particelle che si allontanano e quelle che si avvicinano.
    A velocità relativistiche estremamente elevate, gli oggetti che si avvicinano tra loro hanno un effetto repellente.
    Quando gli oggetti che si avvicinano tra loro si trovano a 0,78615 c,
    la loro inerzia è uguale al loro effetto gravitazionale.
    Per le particelle che si avvicinano tra loro a velocità ancora più elevate, l'effetto gravitazionale avrà un effetto gravitazionale di repulsione negativo.
    appare evidente che con un valore costante di di 0,78539, ¼ del π troppo ap­pros­si­ma­to fin dal 3º decimale, detto equilibrio gravitativo e di at­tra­zio­ne­–re­pul­sio­ne verrebbe meno.
    Per contro, anche se gli autori della ricerca citata non se ne sono occupati, né avrebbero probabilmente potuto sup­por­lo, sembra lecito focalizzare il valore del π efficace con tale modulo e­le­men­ta­re come il più promettente, il che non man­che­rà di ren­dere maggior e­lo­quen­za al prospetto che ne deriva ed ac­co­mu­na i tre casi qua esplorati.
    Tavola per i tre modelli, con π = 0,78615…
    QUADRATOCERCHIOTRIANGOLO
    base | raggioπ 0.5 1- π12
    perimetro4π4π2π / π2
    area π2ππ5

    Si può così constatare come il vero π svolga la sua funzione equilibrante non solo in fisica presso il moto delle particelle e quant'altro, ma allo stesso modo nel mondo dei numeri, come matrice della sezione aurea nella du­pli­ce ma­ni­fe­sta­zio­ne di accrescimento e diminuzione, in senso spaziale e forse temporale.

    In ogni caso – riconosciuto il Π fondamentale – si rivela come sia una unica l'U­ni­tà di mi­su­ra o Fonte a cui fa­re riferimento, la chiave che racchiude ed o­ri­gi­na sia il nostro 4π che Φ e φ: è la cifra 0,78615137775742328606955858584296 a cui sem­bra­no bastare 5 de­ci­ma­li, se non altro perché i due successivi smi­nu­i­sco­no e giustificano l'ap­pros­si­ma­zio­ne, in una ricerca di Fisica ai suoi primi passi.
    Come ho proposto all'inizio, avvicinarsi al cerchio secondo il ritmo di 4 qua­dran­ti denota che l'equilibrio si forma dalla contrapposizione.
    Tra l'altro 3.14460 / 4 è esattamente = 0.78615, che elevata al quadrato ri­spet­ta i primi 5 decimali di 0,61803, due più di quelli comunemente ap­pli­cati.


    Oroscopo del Pi Day

    Gli appassionati del Pi Day potrebbero essere felici di realizzare che si tratta di assaggiare una fetta dopo l'al­tra della torta, non tut­to il dolce in una volta ;o)

    A proposito, non posso non notare quanto sia curioso che alla data di questa pa­gi­na, la configurazione planetaria ed a­stro­lo­gi­ca sia tanto si­mi­le a quella del giorno in cui nacque il Pi Day, per la rara di­spo­si­zio­ne unilaterale dei pianeti su una sola metà del cerchio. Perdura a lungo e per far con­­ten­ti tut­ti riproduco quella del prossimo 14 Marzo.

    Si esulta nel credere che trilioni di decimali assicurino e rafforzino la con­qui­sta, senza accorgersi che sono sbagliati fin dalla 3ª cifra.
    Quanto lunga la coda che avrà mai usato l'Intelligenza Creatrice per far fun­zio­na­re il π? o avrà piuttosto ricorso a quei semplici ed infallibili rapporti ge­o­me­tri­ci, che consentono l'accesso con riga e compasso persino a formule ir­ra­zio­na­li come le radici e la sezione aurea, da cui deriva?
    perché mai fare del π un caso isolato, solitario, astruso ed irraggiungibile?
    Pi non è solo un insieme di cifre casuali.
    pi greco è un viaggio; un'esperienza; a meno che tu non cerchi
    di scorgere la poesia naturale che esiste nel pi greco,
    troverai molto difficile apprendere.
    Antranig Basman – www.bestmessage.org/happy-pi-day-quotes/
    Chiarite le basi, nulla vieta di mantenere al simbolo π il suo valore usuale, una volta acquisito 3.1446055110296931442782342932803, e riprodurre la ta­bel­la con tutto il suo significato rivelatore sostituendo oppotunamente a ¼π la cor­ri­spon­den­te no­ta­zio­ne più breve.
    Sia quindi la tavola per i tre modelli, con π = 3.14460…
    QUADRATOCERCHIOTRIANGOLO
    base | raggio¼π 0.5 1- Φ6
    perimetroππ½π / Φ
    area Φ¼π(¼π)5

    Ancora dubbi? Non sono ancora argomenti sufficienti a giustificare quel­l'ul­ti­mo balzo decisivo verso la più integrale conoscenza con cognizione di causa?
    Se questa lunga esposizione ha affascinato voi come è successo a me, ram­mentate che con il π a 3.1415 tutto quanto ammiriamo sarebbe lettera morta.

    Se però vi lasciasse scettici, o chiusi nel vostro rigore matematico, voglio of­frirvi qualcosa che ha sbalordito anche me, nel mio caso favorevolmente, ma che tuttavia non avrà mai una spiegazione.
    Non si tratta di astrologia ma di pura matematica: una Carta-del-Cielo è so­lo il risultato di calcolo delle posizioni celesti rispetto all'eclittica, e in que­sta sede non importa la sua interpretazione.
    Ho calcolato due ipotesi che sottopongo, elaborate in base a parametri a­stru­si, derivanti dal re-interpretare le cifre 3.1415 e 3.1446, proprio in o­mag­gio e sul­la scia del­la for­mu­la­zio­ne del Pi Day nel 1988.
    1. Essa fa uso delle prime tre per designare mese e giorno della ri­cor­ren­za, istituzionalizzata 21 anni dopo a livello internazionale.
    2. Allo stesso modo, ho adottato le successive due cifre ad indicare Ore e Mi­nu­ti dell'evento, necessarie ai fini del calcolo simbolico della Carta.
      Se non altro è la più coerente tra le svariate manipolazioni numeriche, pro­po­ste come folcloristiche ipotesi per offrire questo pi day alla co­mu­nità.
    Con le coordinate geografiche dell'Exploratorium museum of science San Fran­ci­sco, California, impostate a 37°48'5" Nord e 122°23'41" Ovest sul fu­so orario -8 si completano spazio e tempo, ed ecco il prospetto com­pa­ra­ti­vo dei due calcoli:

    Exploratorium museum of science – San Francisco CA

    oroscopo Ascendente del Pi day

    Da una longitudine ufficiale del museo 122°23'51" avrei ottenuto 3°14'34", ma non potendo immaginare in quale punto della sua vasta area possa a­ve­re mag­gior con­si­sten­za l'evento, ho sperimentato la posizione più ap­prez­za­bi­le e si­gni­fi­ca­tiva, se non per­si­no probabile per il nostro caso, di­cia­mo la ci­lie­gi­na sul­la torta, fino a vedere i 46" .

    In ogni caso è la straordinarietà dell'Ascendente a 3°14' che in ve­ri­tà può lasciare solo a bocca aperta: 1 / 21.600 possibilità, per un a­scen­den­te a 3°14' di A­qua­rio, il segno zodiacale che ca­rat­te­riz­za l'era e­vo­lu­ti­va tan­to at­te­sa per la pre­ces­sio­ne degli equinozi; laddove l'ascendente in Sa­git­ta­rio non riveste nel te­ma alcun sen­so par­ti­co­lare.
    Nemmeno il suo ideatore avrebbe potuto immaginare tanto.

    Non è da confondere quindi l'intervallo spaziale di ±10 secondi con quello tem­po­ra­le di -3 ore e 1 minuto (il vero scarto critico del 3.01 millesimi, che perde giu­sto 46°(303-257), quasi un segnale prefissato a sua volta come am­mo­ni­men­to) an­nul­lan­do questa incredibile insegna.

    Se si può dare spicco al fatto che Albert Einstein sia nato il 14 marzo – un fatto che pochi post rinunciano a citare – merita considerare che si trattava di 1÷365 possibilità, mentre quella che stiamo vedendo attenendoci alle prime tre cifre dell'ascendente, è 1÷21.600, oltre alla corrispondenza del Segno pre­ces­sionale; se poi valutiamo con quanta maggior facilità si ot­ten­ga­no i 46", sia­mo a 1÷1.296.000 !
    Dovrei forse chiedermi come mai proprio ieri sera ho guardato un allegro film del 1937, il cui titolo italiano è tradotto “La via dell'impossibile”, culminante in una stanza di albergo numero 314; o se rivesta un'affinità a pi e pie il nome inglese pier, molo di residenza del nuovo Museo?
    Come ho detto, non dimostra niente e non avrà mai una spiegazione.
    È persino incoerente, giacché la riferita sede del Museo è stata dislocata nel 2013, il Pi day ideato nel 1998 e dichiarato ufficiale nel 2009; ma qua si serve un cocktail tra ingredienti eterogenei, simboli incentrati sul valore nu­me­ri­co e storico della cifra, accostati come in un puzzle astratto senza pre­te­se, sti­mo­la­to da curiosità dopo il pi day, ma con uno stupefacente ed in­su­pe­ra­bi­le ri­sul­ta­to. Indubbiamente ce n'è per tutti i gusti!
    È successo, e chiunque può riprodurlo con i parametri ed una app adeguata.

    Forse la matematica non è solo calcolo e regolamentazione di numeri for­ma­ti da tutte cifre indifferenziate, ma cela un paradigma metafisico di valori e ma­ni­fe­sta­zio­ni la cui connessione intima sfugge alla piatta logica ra­zio­nale.

    Da parte mia e come semplice spettatore devo però prendere atto di quan­to in­ten­sa­men­te questo π sia riuscito a coinvolgere nientemeno che il po­po­lo dei ma­te­ma­ti­ci nei loro sentimenti, dall'entusiasmo che dimostrano cen­ti­na­ia di com­men­ti accumulati, all'estro del trasformarlo in una torta da ta­glia­rsi a fette ogni 13 marzo, come per un rituale senza tempo.
    Mi chiedo solo se ciò sia dovuto alla sua magica presenza, o alla sua i­naf­fer­ra­bilità dietro le quinte di un cerchio perfetto… dato che la matematica non dovrebbe aver bi­so­gno di propaganda per potersi confermare.

    Auguri quindi di un gioioso Pi Day, con una torta giusta per sempre!


    aprile 2024

    dal Divino Triangolo alla Grande Piramide

    Tutto quanto profuso in questa pagina non può che ricondurre infine al­l'ul­ti­ma, anzi la prima, tessera di questo mosaico validare la quadratura del cer­chio, resa impossibile dalla nostra matematica, ancorché attuata nella re­al­tà tri­di­men­sio­na­le dai costruttori della Grande Piramide di Giza – da cui tutta questa mia ricerca ha tratto inizio.
    È la prima e più solenne implicazione delle qualità del Divino Triangolo u­ni­fi­ca­re le due figure di cer­chio e quadrato allo stesso perimetro, pre­stan­do al cerchio il suo vertice, intorno a quale tutto ruota, ovverosia la sua altezza come raggio, ed al quadrato la base, talché anche il perimetrro del quadrato diviso per il diametro del cerchio rivelerà il misterioso π.

    An­to­nio A­lessi © The Watch Pu­blisher, 2003-24

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