Ogni assunto che leggerai, o avrai letto in questo sito o nel precedente trattato «2x2=3.14» sul π si è finalmente confermato veritiero attraverso un dispositivo geometrico denominato «Pi-drawer» [estrattore del π] che ho ideato per estrapolare letteralmente dal cerchio e realizzare il calcolo esatto della costante reale, con una equazione algebrica polinomiale di 4° grado a coefficienti razionali (già dichiarata inapplicabile dai contorsionisti del π).
Si noti che il teorema, pur avendo convalidato di fatto le mie argomentazioni precedenti, è formulato in modo indipendente da quanto ho evidenziato nei vari articoli sulla sezione aurea.
Non si basa su formule personali, ma su deduzioni geometriche oggettive e lineari, tali da non essere contestabili.
π è davvero 3.14460… e nessuno potrà mai più negarlo!
Benché le varie analisi sviluppate in questo dominio in 5 anni mi abbiano condotto alla soluzione definitiva, di cui scriverò ancora per maggior intesa, se vorrai approfondirle rammenta che sono state scritte prima.
Il mio secondo trattato con ogni dettaglio procedurale (in lingua Inglese), è stato pubblicato ed è liberamente scaricabile presso ZENODO(infrastruttura del CERN) e dedicato alla celebrazione del prossimo Pi Day, ossia il giorno 03-14-2026 (3-14 = 14 marzo).
Il mondo matematico dovrebbe
avere davvero di che festeggiare!
Nel caso di difficoltà con Zenodo, che mi ha bloccato l'accesso per motivi a me sconosciuti, ho reso il trattato «The Pi-drawer» disponibile qua, sia in PDF (6.2MB) che compresso in ZIP (5MB). Peraltro è indicizzato presso:
https://explore.openaire.eu/search/result?pid=10.5281%2Fzenodo.18826422 10-3-2026
Grazie
Questa pagina documenta almeno una riprova sconosciuta alla tradizione matematica globale, proprio perché imperniata sul π autentico. (download).
febbraio 2024 -Una prova che non si può rifiutare
Concentrarsi sul carattere del cerchio attraverso il raggio, che ne è la sola chiave, conduce implicitamente a focalizzarne il quarto del cerchio, o quadrante, come se questo potesse identificarne il quadrato come la più pratica matrice di riferimento dal punto di vista razionale, alla funzione propria del π.
Lo propongo di nuovo, alla sintesi del mio saggio, in uno schema simbolico introduttivo, che mi sembra utile a rappresentare il rapporto tra quadrato, π naturale e cerchio, considerando volutamente il π come relativo ad un solo quarto per volta, ossia 3,14…× ¼.
Sulla base di un raggio R possiamo costruire sia un arco di 90°, che un quadrato con lato R, che lo circoscrive.
È facile osservare come la somma dei due lati, superiore e destro del quadrato per maggior attinenza visiva, vengano curvati × π nell'arco ¼ di cerchio. Così la formula con il π quadruplo descrive la circonferenza.
Lo stesso canone riguarda l'area, che riduce il quadrato del lato~raggio all'area circoscritta dall'arco e doppio raggio.
Si tratta di un esercizio mentale, ma utile a rafforzare un concetto di reciprocità, che cercherò di approfondire in modo esclusivo.
Ogni medaglia ha il suo rovescio
Una medaglia d'eccezione, con una faccia quadra ed un dorso rotondo!
Se puoi accettare per un attimo il valore del π naturale [3,1446055…] proposto dalla mia ricerca, scoprirai che non solo un quadrato
con perimetro:
3,1446055110296931442782342932803
da cui il lato:
0,7861513777574232860695585
avrà area Φ:
0,6180339887498948482045868
ma anche che
Il connubio tra vero π e Φ nel rapporto quadrato~cerchio
un cerchio con
uguale perimetro, ossia
circonferenza:
3,1446055110296931442782342932803
che ha raggio:
0,5
avrà area √Φ:
0,7861513777574232860695585
La legenda di questo confronto è semplice e chiara: il perimetro di un quadrato con area Φ equivale al π che io sostengo.
Se questo è il vero π, un cerchio con circonferenza uguale a detto perimetro ha area √Φ essendo il suo raggio = 0.5, che elevato2 e moltiplicato, divide π~circonferenza in quattro parti [0,78615…], ossia i lati e la radice quadrata dell'area del quadrato.
L'area risulta ovviamente maggiore, essendo noto che il cerchio è la figura che racchiude il maggiore spazio di qualunque altra a pari perimetro; in tale caso la ratio, o rapporto tra le due aree, è esattamente di √φ (1,618) !
Naturalmente un quadrato con la stessa area del cerchio avrà il lato = 4√Φ
Ricorro di proposito ad un linguaggio descrittivo, per evidenziare al pensiero il lato semantico del percorso.
Non vi si leggono forse i presupposti per una effettiva simbiosi o stringente connessione quadrato - cerchio?
Soffermandosi sul termine "radice quadrata", se ne può dedurre facilmente il duplice senso, riferendolo alla figura del quadrato, la sola emblematica per questo tipo di operazione: ‘radice’ ne indica il lato, ‘quadrata’ ne indica il moto implicito nel rapporto tra il lato del quadrato e la sua superfice, che moltiplica il lato per se stesso; ma come in natura, ne indica anche il sorgere.
Da quanto stiamo osservando nelle due figure, due volti di una verità condivisa sul crinale della sezione aurea, potremmo argomentare un primo straordinario enunciato per il quale:
il cerchio con perimetro π, elevato al quadrato
ha l'area di un quadrato con uguale perimetro oppure che il cerchio è la radice di un quadrato avente uguale perimetro π !
È un fattore cardinale di interazione di due dimensioni non soltanto matematiche: massa da energia, ma forse anche fisico da metafisico.
Uso termini più discorsivi che tecnici quando considero cerchio e quadrato come entità, in funzione delle loro aree.
Un cerchio con la stessa area Φ del quadrato, ha raggio = 0,443325897 e circonferenza = 2,788170071589; ma in particolare, l'area del cerchio di perimetro π cioè
0,7861513777574232860695585 divisa per il raggio del cerchio con area Φ: 0,4433258897 è = √π.
aprile 2025 - Come in uno specchio
A quattro anni dall'inizio di questo sforzo, mi ispira una rinnovata curiosità, che potrebbe meglio focalizzare un enunciato definitivo.
Prima di procedere devo appellarmi alla pazienza di chi legge, poiché questa, ed altre mie pagine, sono ormai una miscela di articoli ‘di prima e di dopo’, non sempre ordinati come vorrei. Il fatto è che nuove verifiche fluiscono di continuo, più rapide che non il redigerle in testi e figure, e mentre ad ogni passo dovrei ristrutturare buona parte del lavoro, di fatto posso solo dar la precedenza su tutto alla loro importanza, accontentandomi di inserirle dove è più pertinente.
Diversamente nulla di quest'ampia ricerca, dalla Quadratura del Cerchio alle Spirali Auree con reciproci rimbalzi, tornando alla Grande Piramide con inattesi annessi e connessi, avrebbe potuto prendere forma. Le aree di testo in verde qua delimitano gli ultimi apporti.
Quanto ho svolto sopra è stato avviato per la misura perimetrica di π, che si può considerare insegna del cerchio. Lo ritenevo un lavoro concluso, se non altro per la sua evidenza, mentre rivedendolo a distanza dalla mia stessa sorpresa, mi rendo conto di aver trascurato proprio l'altra faccia della medaglia, quella all'insegna del quadrato.
Detto, fatto: se 3.14 rappresenta il cerchio, 4 rappresenta il quadrato.
Ed ecco, applicando alla circonferenza valore 4, un'ennesima prova di irripetibile rispondenza; forse a questo punto scontata, ma che obbliga a massimamente riflettere.
A fronte di detto quadrato,
dividendo il perimetro per il nostro π, avremo
diametro cerchio:
4 / 3,1446055110296931442782343433718
che è già la √ φ
= 1,2720196495140689642524224617375
e /2 dà raggio:
0,63600982475703448212621123086875
Stante la mia visione del rapporto stretto tra quadranti di cerchio e quadrato, non mi resta che moltiplicare × 4, o × π, l'area del quadrato
avente per lato il raggio del cerchio con lo stesso perimetro 4.
Questa modalità non sarebbe necessaria, avendo il diametro come base virtuale del quadrato ottenuto con la somma circolare dei 4 quarti-quadranti; che poi non è che il quadrato circoscritto al cerchio.
In ogni caso, ricalca la formula classica per l'area del cerchio: π × r2
per il quadrato:
4 × 0,40450849718747371205114670859141
si ha l'area totale
= φ, da confrontare con quella del cerchio
che è appunto:
0,4045084971874737120… × π = √ φ
In breve, il quadrato di lato = 1 e perimetro = 4 ha area = 1;
una circonferenza = 4 delimita un'area = √ φ,
mentre il quadrato ad essa circoscritto ha area φ.
La ratio, come nel primo caso esaminato, qua è √ φ / φ, ovverosia sempre 0,78615137775742328606955858584295 [√ Φ]; con la differenza che se nel caso parametrico inferiore all'unità il rapporto esaminato era di quadrato/cerchio di ugual perimetro, (che ovviamente si attesta anche con 1 / √ φ – la monade del π) ora, sotto l'impulso di una nuova spinta, abbiamo aggiunto il rapporto cerchio/quadrato circoscritto, dando luogo ad un enunciato ancor più significativo:
Con circonferenza = 4, il cerchio è radice del quadrato circoscritto Una sorta di punto eutettico che rafforza la relazione intrinseca tra l'essenza delle due figure; quasi magico, come lo è il punto di sezione aurea, al di sotto o sopra del quale nulla avviene di tale rilievo.
Casi differenti dicostano i valori delle aree in progressione più o meno esponenziale, pur mantenendo costante il suddetto rapporto Chiave del connubio tra il cerchio, unità indifferenziata di moto perpetuo senza inizio né fine, concentrato a cui tutta la geometria fa capo, ed il rallentamento fino alla fissità della forma in espansione, nelle 4 direzioni fondamentali.
Elementare, come ogni verità essenziale. Dal punto di vista lineare:
diametro × π ÷ diametro × 4 | per le aree: raggio2 × π ÷ diametro2, approdano alla costante universale 0.78615, per la quale mi sono compiaciuto di proporre durante uno scambio di opinioni presso academia.edu la denominazione Platinum ed il simbolo , e che è √ Φ ed ¼ del π.
Superfluo completare il quadro precisando che se è il cerchio ad avere area = 1, l'area del quadrato circoscritto sarà 1/ , cioè √ φ.
In aggiunta, cercherò ora di approfondire l'insolito enunciato in evidenza, forse il maggior traguardo a cui questa procedura doveva condurre.
Credo di poter sostenere che sia proprio questa la strada più significativa da seguire, alla scoperta della profonda comunione quadrato-cerchio.
Una comunione basata senza dubbio sul fattore 4, che entrambi li sostiene, fornendo con due assi (cartesiani, solo per intenderci) quadruplice cardine comune. Ciò vuol dire che la trasposizione da una figura all'altra non deve ricercarsi attraverso contrazioni di assi, lato o raggio, come nel caso di uguale area, ma per una proiezione concettuale che ne valorizzi il carattere metafisico, o rapporto tra concentrazione e dilatazione, che rispetti la croce di base esplodendo la forza del cerchio fino all'area delimitata dai vertici del quadrato.
La potenzialità del cerchio in quanto argomento dinamico, è una promessa di espansione, non di contrazione; al contenimento provvederanno i vertici angolari delle quattro direzioni degli Elementi, contrapposte e complementari.
Delle 4 fasi che compongono il cerchio, ciascun arco di quadrante scocca il suo dardo dotato di precisa e distinta valenza, matematica e fisica.
Se la finzione è chiara e benaccetta, è lecito riproporre il cerchio come se virtualmente non potesse mai risolversi o dissolversi in un quadrato di pari estensione, ma soltanto in una sorta di trasposizione bilanciata, da Nord a Sud, da Est a Ovest.
È questo che si può ben dire emblema di Quadratura del Cerchio con un senso degno della Divina Proporzione e ad essa appartenente; qualunque altra prospettiva non rappresenta che un rompicapo geometrico, fino a ieri destinato alla polvere.
Nonostante questo risvolto esoterico che ha radici in profondità (gioco di parole non casuale), nell'impulso collettivo ha sempre prevalso l'immediato bisogno di aver ragione della sfida, di aree o perimetri uguali dall'una all'altra figura, complicando una mera speculazione, la meno adatta a condurre da qualche parte.
La prima figura ripete quanto di più ovvio e diffuso nelle immagini di presunta quadratura del cerchio, anche se nessuna di esse, con il 3.1415, potrà corrispondere al vero.
Costituisce però uno stimolo vivo, credibile – poiché il cerchio è vivo – e l'idea di poterlo tradurre in quadrato è affrontabile senza ulteriori valutazioni, se non l'ambizione della riuscita.
Nel caso in esame, al contrario, è come se l'arco BD dividendosi per scoccasse da C la freccia del suo potenziale fino al 4° vertice E, che delinea l'area con la quale il settore tracciato CBD sta in un rapporto regolato dalla costante, come 3.14460 ÷ 4.
Una favola difficile da formulare e raccontare, ancor più da rendere accettabile, ma che diventa molto credibile a conti fatti, anche se il glifo che ho inscenato la rende come può. Ha il pregio però, di far meditare un maggior significato della maestosa Rosa dei venti, su cui non ci si era mai fermati; ma dove la sintesi di cerchio / punti cardinali è di una evidenza innegabile (per noi angoli e lati del quadrato, fuori dal cerchio).
L'immagine a lato dal museo galileiano pare precorrere il nostro assunto.
Oggi, ove il raffronto tra espressioni della natura con geometria e numeri è più che mai in auge, meritano attenzione soprattutto le forze maggiori.
Si rivela così il sublime momento matematico, di quel rapporto Assoluto in cui l'UNO si divide con la Φ per potersi produrre in una realtà sterminata di forme in equilibrio, che si moltiplicano secondo φ, e si riflettono animate dal π che è all'origine di ogni movimento. Per approfondire questo condensato di immagini dall'aria esplosiva del Big Bang, posso solo proporre l'articolo esclusivo dedicato ad una concezione approfondita della Sezione Aurea.
Tutto questo rende la Quadratura del Cerchio non solo la cosa più naturale del mondo – e così deve essere – ma un autentico capolavoro dell'Intelligenza Creatrice, poiché definisce più che mai il rapporto intrinseco e determinante tra il cerchio ed il quadrato.
Infatti a parità di ampiezza (equivalendo il diametro al lato del quadrato) il paradigma soddisfa appieno il risvolto semantico già accennato in quanto l'area del cerchio elevata al quadrato diventa quella del quadrato circoscritto, e questo sul valore assoluto della sezione aurea.
Va saputo riconoscere in quanto tale, ma è una cosa che potrà essere apprezzata soltanto una volta compreso ed acquisito il legame tra π e Φ.
Tanto da poter sostituire con questa nuova prospettiva il concetto abituale di quadratura del cerchio, alla ricerca di una corrispondenza paritetica che non avrebbe condotto alla maggior comprensione; e lo sottolinea quella fuorviante esibizione accademica ormai storica di Lindemann, che pur facendo comodo a molti, non poteva colmare l'implicita lacuna di 0.00301.
Come si potrà spiegare, o classificare il fatto che il π scoperto ed introdotto come tale dalla mia ricerca generi tutte queste combinazioni di enorme implicazione – e chissà quali e quante altre – dominante di calcoli e conversioni, laddove il π prefabbricato non dia vita ad alcuna formulazione a sostegno? È indicativo che gli esempi qua esposti siano soddisfatti soltanto con un numero sufficiente di decimali, al di sotto dei quali la rispondenza si arresta fin dai primi passaggi. Un problema che con il π 3.14159 non sussiste, trattandosi di una cifra arbitraria, approssimata fuori dal contesto della divina proporzione (ma nessuno lo sa); che quindi andrà bene in ogni caso.
Fermo restando che nessuno dei due è dimostrabile, essendo l'uno una pur vicinissima ipotesi di ciò che l'altro dovrebbe essere,
nulla di quanto esposto sussiste se si lascia al π il valore convenzionale, che dovremmo ritenere grossolano, 3.1415,
i cui risultati, applicati ad es. al caso iniziale, sarebbero
circonferenza:
3,1415926535897932384626433832795
che ha raggio:
0,50047951115439126298184912117078
r2 =
0,2504797410853384486234931621638
× π =
0,78690531446677277387799027424776
per cui area2:
0,61921997393605054860809869132551
Vista tale discrepanza, (è davvero tutto casuale?) possiamo e prima o poi dovremo riconsiderare:
se valga più il cerchio di circonferenza (e π ) 3,14460… che si riflette nel quadrato alla perfezione, ciò che l'attuale progresso del π dovrebbe aver quantomeno suggerito.
o si opta per un cerchio di circonferenza 3,1415… che non corrisponde al quadrato, ignorando tout court la meraviglia qua esposta?
rinunciare ad una tale melodia in nome di un costrutto di ripiego?
Cosa può succedere ad es. nel calcolo di traiettorie spaziali con cifre approssimate o errate?
Per quanto avvalorato, non possiamo trascurare che il π corrente sia frutto di un artificio spinto all'inverosimile,
al cosiddetto ‘infinito’ che tuttavia non possiamo raggiungere,
e che non deriva da alcuna legge implicita nella geometria essenziale – come tale anzi è un attestato di impotenza pragmatica.
Si può moltiplicare all'estremo il numero di lati di un poligono, ma anche portare all'infinito il raggio del cerchio simulato, e il divario aumenta a vista.
aprile 2025 - il Gap
Abbiamo solo una certezza, che mi sono sforzato di esporre fin dal mio primo trattato, e ribadire nella home page, ma che vale la pena di sintetizzare con maggiore, anzi assoluta efficacia, se non altro a beneficio dei profani; a costo di dovermi ripetere fino alla noia.
Partiamo dai tre punti A, C, B necessari e sufficienti per definire un cerchio, quindi non disposti su una stessa linea retta, ma i più vicini che l'immaginazione conceda; al contrario della figura che dovrà renderli leggibili, almeno in apparenza.
Essi danno luogo ad un cerchio con centro O, i cui raggi OA, OC, OB sono necessariamente uguali.
Tracciando la corda AB, si dovrà riconoscere che il raggio OC la interseca in un punto X, distante da C di una quantità inversamente proporzionale alla lunghezza del raggio; poiché quanto più esso crescerà, mantenendo fissa la distanza AB, tanto meno sarà percepibile la curvatura dell'arco ACB, fino a vederla schiacciata come nel nulla di fatto. Ma è solo immaginazione, perché non si estinguerà MAI; per assurdo sparirebbe anche la circonferenza stessa, esplodendo in una linea retta infinita.
Possiamo allontanare il centro O da C quanto vogliamo, cioè allungare il raggio mantenendo fisso il segmento AB, il che equivarrebbe ad incrementare il numero di corde o lati di un poligono virtuale inscritto, riducendo il tratto XC per il dilatarsi della circonferenza; ma XC sarà sempre presente, testimone silenzioso del divario circolare tra la corda e l'arco; anche se non più visibile, poiché sarà decisamente improbabile anche solo tentar di visualizzare o riprodurre una frazione di un infinitesimale AB proporzionata agli 0.00301 millesimi che distinguono il π artefatto da quello naturale.
Ne deriva che, qualunque tipo di formula o sostegno sia stato applicato per calcolarlo, il π rettificato non poteva che risultare inferiore a quello vero.
Trovo curioso, ma non più di tanto, che un approccio descrittivo possa rivelarsi più efficace della terminologia scientifica e matematica che non di rado affronta questo problema, ma sempre mantenendo un discreto riserbo, tanto da non essere conclusivo.
Parallelamente infatti il tratto AB continuerà ad essere un segmento di retta, pur riducendosi fino al suo infinitesimo, e questo per il semplice fatto che il sapere matematico non possiede una nozione autonoma di curva, se non quella parametrizzata, di un susseguirsi di punti distanziati in una modalità, cartesiana o polare o altro, che solo il π naturale può garantire, un π che non è ancora stato scoperto nella sua integrità, ma solo abbozzato con la massima precisione possibile.
Ci troviamo di fronte alla differenza tra un suono analogico ed uno digitale, o come tra la vera Sezione Aurea, e la serie di Fibonacci che nemmeno portata al suo estremo potrà sostituirla, anzi nemmeno imitarla graficamente, se non in una rozza apparenza.
Ed è quindi del tutto verosimile che stia proprio in questa differenza di 0.00301…, sùbito al di sopra la soglia focale raggiungibile dalle formule correnti – il gap che trionfa solennemente nelle nostre più rigorose verifiche incrociate – l'interruttore che fa accendere tutte le luci, principali e concettuali a cui stiamo assistendo; o vibrare i suoni, ove il 3.14159 non produce che note stonate, e perciò prive di significato e di ispirazione.
Ancora per come la vedo io, il π corrente dopo tanto pellegrinare nei meandri più contorti ed illusori, si è inoltrato fino alle mura dell'agognata meta, ma gli manca la chiave per accedere, poiché la chiave è proprio il π.
Tuttavia non è un demerito, se si riconosce che il π rappresenta un traguardo matematicamente indefinibile, se non un baluardo insormontabile dall'intelligenza razionale; e non per ragioni di trascendenza, giacché anche il Φ lo è, eppure non vi è nulla di più facile da dimostrare e riprodurre.
Ritornando allora al tema di righello e compasso, se associamo l'algebra al righello, il compasso è senza dubbio π, e nessun righello può rimpiazzarlo.
Allo stato di avanzamento attuale si tratta di uno scarto di soli 3.01 millesimi (0.1965 per il π da ¼), invalicabile alla luce delle posizioni tradizionali.
Ci si può chiedere se siano troppi per essere accettabili, o se siano troppo pochi per preoccuparsene.
Provate a visualizzare una bella e semplice bolla di sapone, splendida, indifesa e rarissima espressione dell'equilibrio congenito, che si libra nell'aria riflettendo l'ambiente e i colori della luce sul suo brillante velo liquido in movimento continuo, mantenuto nella sua forma perfetta dalle leggi gravitazionali o elastiche manifeste dal πnativo.
Ora supponete per un istante di poterlo sostituire con il π precalcolato; non immaginate cosa accadrebbe?
La bolla scoppierebbe in una sterminata miriade di micro-goccioline, tali da far pensare a più di quanti fossero i 131k lati-segmenti dell'ultimo poligono di simulazione inscritto nel cerchio…
Non è forse verosimile che la continuità dinamica molecolare o persino inter-atomica della superfice non possa mai essere supportata dalle moltissime facce piane dell'ipotetico poliedro, i cui soli vertici ne verrebbero a contatto?
Manca un ultimo balzo verso l'imponderabile; non scientifico, nel senso comune, ma per la mia analisi lo è, più che rimanere fermi al limite attuale.
Di fatto, il solo modo per poter ratificare la discendenza aurea del π è il coraggio di spiccare un volo sulle ali della pura intuizione, che consenta di saltare oltre la separazione di due sponde che nessun ponte matematico potrà mai unire veramente e definitivamente, per le ragioni già esposte a pagina 16-17 della mia trattazione, da cui si evince che qualunque tentativo di definire il π richiederebbe il π stesso per poter essere dimostrato, non un suo presupposto.
Il mondo accademico può solo avvalersi di verifiche indirette, come la portentosa esibizione testé ricostruita, che è di un'evidenza insostituibile ed irrinunciabile;
e prima ancora, quella del Divino Triangolo Aureo, da me svelato per primo nel 2002 con il mio trattato «Il Segreto dei 5 Riti Tibetani» nelle sue più evidenti proprietà, rimosso da un esperto di Wikipedia perché inadeguato, ma solo 12 anni più tardi compreso ed illustrato nel suo senso più profondo, elevato ed incontestabile.
Comunque non fu un danno tale da far risentire 11 anni di ritardo ad una conoscenza di 20 secoli…
A dispetto dell'attore infatti una tale esibizione di ‘dotta ignoranza’ non potè che esaltare il concetto di autoevidenza, di quelle primizie speciali come sigilli della Verità creatrice, che la Natura elargisce a chi le sa leggere, e che mi ha condotto al traguardo più decisivo.
Un po' come la Mela di Isaac Newton, per cui niente si vedeva.
Inscritto nello stesso cerchio di raggio 0.5, il Divino Triangolo reca infatti all'apice della forma, sia Φ e φ, che il giusto π che enuncia nei suoi lati.
Si potrà pur obiettare che tutto ciò non comporti alcuna dimostrazione, ma quante altre casualità conosciamo, che possano affiancare o diluire questi, riducendone l'impatto inevitabile?
Queste libere considerazioni mi rammentano proprio quel tanto speciale messaggio “Gli Origami del Potere”, che un'Entità luminosa che mi affianca mi fece recapitare a voce da chi non ne conosceva minimamente né il senso né il riferimento.
Un riferimento che oggi diventa sempre più chiaro, anche per me
Tanto da indurmi svelare a questo punto un'ultima piega di questo origami stupefacente, che non avevo menzionato alla mia ultima proposizione sul carattere divino del meraviglioso triangolo: ed è che
la sua area sta in rapporto φ2 a quella del cerchio in cui è inscritto; ma anche questo solo se si applica il giusto π.
Da notare subito il legame tra questa e le due figure già testate: il triangolo [3] è inscritto nel cerchio [1] di area √Φ, ed ha 2 lati uguali a quelli del quadrato [4] di area Φ mentre la base è Φ dei lati. Sembra un gioco cabalistico da 3.14.
Nel cerchio di diametro = 1, √Φ/φ2(= 0.300…con minima approssimazione-) è come dire area del cerchio /φ2, dove si articolano al primo approccio i quattro simboli primari di radice quadrata, esponente quadrato, sui due valori complementari della sezione aurea, in aggiunta alla mia descrizione geometrica evidenziata al link soprastante per l'8 Novembre 2023.
Il Terzo Tesoro Della Geometria
Le procedure di calcolo sono multiple e facilmente deducibili dalla figura:
Da √AC² - BC² via Pitagora si ottiene la metà AB di base del triangolo.
Se il raggio del cerchio maggiore AC è 0.5,
quello del cerchio minore di diametro Φ3, o comunque 0.5 × Φ3,
è = 0,11803398874989484820458683436564 così √0.25 - 0,01393202250021030359082633126872
è AB = 0,48586827175664567818286387589454, che equivale alla
sezione aurea AS del lato AV che × Φ (altezza del triangolo), ne dà l'area
cioè = 0,30028310600077760788669470994843.
Un 3 davvero immancabile, ritagliato al millesimo, suggestivo ed emblematico data l'attinenza ad un cerchio di diametro 1; ma non è il calcolo sul solo triangolo che è destinato a far testo sui libri di scuola. I restanti decimali infatti sono briciole giustificate dal calcolo esatto della sezione aurea, che ci conferma identico risultato, anche da √Φ×Φ2, dove √Φ è l'area del cerchio 0,78615, in rapporto aureo preciso ed esclusivo ÷2.61834 oppure ×0.61834² con l'area dell'infinitamente rappresentativo triangolo. Dunque:
la ratio cerchio÷quadrato è √φ :
0,78615 / 0,61804 = 1,2720,
la ratio cerchio÷triangolo è φ2 :
0,78615 / 0,30028 = 2,6180
la ratio AB ÷ BV del triangolo è √Φ :
= 0,78615, ¼π, ¼ di cerchio
È una magnifica prova della superiorità matematica del π 3.14460.
L'AREA DEL TRIANGOLO È IN DIVINA PROPORZIONE Φ2CON L'AREA DEL CERCHIO CHE LO CONTIENE CON PERIMETRO DI 4 VOLTE IL SUO LATO; ED EQUIVALE A QUELLA DEL CERCHIO DI DIAMETRO Φ TANGENTE AI SUOI DUE LATI.
Potremmo negare semmai una rispondenza così completa fra questo triangolo, terzo tesoro della geometria, ed il cerchio con area definita dal π per eccellenza, il solo che può determinare il rapporto aureo tra le due figure?
Dato che con il π convenzionale di 3.1415, l'area del triangolo ricalcolata non arriverebbe che a 0,2988, e soprattutto salterebbe la ratio aurea con il cerchio,
se non potremo permetterci di classificare quest'ultima riprova come una casualità irrilevante, dovremo ammetterla ed annetterla al percorso avanzato fino ad oggi, come un completamento di esplosiva evidenza.
È un banco di prova che renderà assai arduo sostenere la tesi di un π precario, laddove il π qua dichiarato ‘nativo’ abbonda di lampante perfezione.
Se questa è “la musica delle sfere”, il π di 3.14159 è la nota stonata.
Probabilmente sarà solo una questione di tempo, come spesso nella storia della cultura umana, inchinarsi di fronte a tale miracolo geometrico e prendere atto di una magnificenza rimasta celata al pensiero speculativo, ma finalmente rivelatasi ai nostri occhi senza lasciare adito a contestazione.
Niente si sarebbe potuto condensare in modo più conciso, completo ed esclusivo che in questo simbolo cosmico.
Passato o futuro, la forza del 4 è nel π × ogni stagione
Da Nord a Sud e da Est a Ovest, ancor prima dei quattro Elementi: fuoco, terra, aria, acqua della variegata filosofia greca – basti citare di Empedocle le quattro radici (rhizai) che ricondurranno tutte le cose, alla sfera originaria: lo ‘Sfero’ –
le stesse 4 operazioni aritmetiche, integrate da quadrato e radice quadrata, nella conoscenza materiale e simbolica, dalle quattro stagioni alle fasi lunari, dalle fasi ondulatorie ai temperamenti in medicina e psicologia, questo ed altro concorre a modalizzare la realtà in 4 regni distinti e congruenti, contrapposti e complementari, combinati da continuità e completezza.
Sappiamo bene che la definizione del π è sorta dalla necessità di calcolare il cerchio visto nella sua interezza; ma se ciò non impedisce di scoprire che una sua quarta parte equivale non solo ad una delle suddette componenti dell'unità, ma anche ad una costante che regola
4. L'effetto della direzione delle particelle
Esistono alcune differenze tra le particelle che si allontanano e quelle che si avvicinano.
A velocità relativistiche estremamente elevate, gli oggetti che si avvicinano tra loro hanno un effetto repellente.
Quando gli oggetti che si avvicinano tra loro si trovano a 0,78615 c,
la loro inerzia è uguale al loro effetto gravitazionale.
Per le particelle che si avvicinano tra loro a velocità ancora più elevate, l'effetto gravitazionale avrà un effetto gravitazionale di repulsione negativo.
appare evidente che con un valore costante di di 0,78539, ¼ del π troppo approssimato fin dal 3º decimale, detto equilibrio gravitativo e di attrazione–repulsione verrebbe meno.
Per contro, anche se gli autori della ricerca citata non se ne sono occupati, né avrebbero probabilmente potuto supporlo, sembra lecito focalizzare il valore del π efficace con tale modulo elementare come il più promettente, il che non mancherà di rendere maggior eloquenza al prospetto che ne deriva ed accomuna i tre casi qua esplorati.
Tavola per i tre modelli, con π = 0,78615…
QUADRATO
CERCHIO
TRIANGOLO
base | raggio
π
0.5
√
1- π12
perimetro
4π
4π
2π / π2
area
π2
π
π5
Si può così constatare come il vero π svolga la sua funzione equilibrante non solo in fisica presso il moto delle particelle e quant'altro, ma allo stesso modo nel mondo dei numeri, come matrice della sezione aurea nella duplice manifestazione di accrescimento e diminuzione, in senso spaziale e forse temporale.
In ogni caso – riconosciuto il Π fondamentale – si rivela come sia una unica l'Unità di misura o Fonte a cui fare riferimento, la chiave che racchiude ed origina sia il nostro 4π che Φ e φ: è la cifra 0,78615137775742328606955858584296 a cui sembrano bastare 5 decimali, se non altro perché i due successivi sminuiscono e giustificano l'approssimazione, in una ricerca di Fisica ai suoi primi passi.
Come ho proposto all'inizio, avvicinarsi al cerchio secondo il ritmo di 4 quadranti denota che l'equilibrio si forma dalla contrapposizione.
Tra l'altro 3.14460 / 4 è esattamente = 0.78615, che elevata al quadrato rispetta i primi 5 decimali di 0,61803, due più di quelli comunemente applicati.
Oroscopo del Pi Day
Gli appassionati del Pi Day potrebbero essere felici di realizzare che si tratta di assaggiare una fetta dopo l'altra della torta, non tutto il dolce in una volta ;o)
A proposito, non posso non notare quanto sia curioso che alla data di questa pagina, la configurazione planetaria ed astrologica sia tanto simile a quella del giorno in cui nacque il Pi Day, per la rara disposizione unilaterale dei pianeti su una sola metà del cerchio.
Perdura a lungo e per far contenti tutti riproduco quella del prossimo 14 Marzo.
Si esulta nel credere che trilioni di decimali assicurino e rafforzino la conquista, senza accorgersi che sono sbagliati fin dalla 3ª cifra.
Quanto lunga la coda che avrà mai usato l'Intelligenza Creatrice per far funzionare il π? o avrà piuttosto ricorso a quei semplici ed infallibili rapporti geometrici, che consentono l'accesso con riga e compasso persino a formule irrazionali come le radici e la sezione aurea, da cui deriva?
perché mai fare del π un caso isolato, solitario, astruso ed irraggiungibile?
Pi non è solo un insieme di cifre casuali.
pi greco è un viaggio; un'esperienza; a meno che tu non cerchi
di scorgere la poesia naturale che esiste nel pi greco,
troverai molto difficile apprendere.
Chiarite le basi, nulla vieta di mantenere al simbolo π il suo valore usuale, una volta acquisito 3.1446055110296931442782342932803, e riprodurre la tabella con tutto il suo significato rivelatore sostituendo oppotunamente a ¼π la corrispondente notazione più breve.
Sia quindi la tavola per i tre modelli, con π = 3.14460…
QUADRATO
CERCHIO
TRIANGOLO
base | raggio
¼π
0.5
√1- Φ6
perimetro
π
π
½π / Φ
area
Φ
¼π
(¼π)5
Ancora dubbi? Non sono ancora argomenti sufficienti a giustificare quell'ultimo balzo decisivo verso la più integrale conoscenza con cognizione di causa?
Se questa lunga esposizione ha affascinato voi come è successo a me, rammentate che con il π a 3.1415 tutto quanto ammiriamo sarebbe lettera morta.
Se però vi lasciasse scettici, o chiusi nel vostro rigore matematico, voglio offrirvi qualcosa che ha sbalordito anche me, nel mio caso favorevolmente, ma che tuttavia non avrà mai una spiegazione.
Non si tratta di astrologia ma di pura matematica: una Carta-del-Cielo è solo il risultato di calcolo delle posizioni celesti rispetto all'eclittica, e in questa sede non importa la sua interpretazione.
Ho calcolato due ipotesi che sottopongo, elaborate in base a parametri astrusi, derivanti dal re-interpretare le cifre 3.1415 e 3.1446, proprio in omaggio e sulla scia della formulazione del Pi Day nel 1988.
Essa fa uso delle prime tre per designare mese e giorno della ricorrenza, istituzionalizzata 21 anni dopo a livello internazionale.
Allo stesso modo, ho adottato le successive due cifre ad indicare Ore e Minuti dell'evento, necessarie ai fini del calcolo simbolico della Carta.
Se non altro è la più coerente tra le svariate manipolazioni numeriche, proposte come folcloristiche ipotesi per offrire questo pi day alla comunità.
Con le coordinate geografiche dell'Exploratorium museum of science San Francisco, California, impostate a 37°48'5" Nord e 122°23'41" Ovest sul fuso orario -8 si completano spazio e tempo, ed ecco il prospetto comparativo dei due calcoli:
Exploratorium museum of science – San Francisco CA
oroscopo Ascendente del Pi day
Da una longitudine ufficiale del museo 122°23'51" avrei ottenuto 3°14'34", ma non potendo immaginare in quale punto della sua vasta area possa avere maggior consistenza l'evento, ho sperimentato la posizione più apprezzabile e significativa, se non persino probabile per il nostro caso, diciamo la ciliegina sulla torta, fino a vedere i 46" .
In ogni caso è la straordinarietà dell'Ascendente a 3°14' che in verità può lasciare solo a bocca aperta: 1 / 21.600 possibilità, per un ascendente a 3°14' di Aquario, il segno zodiacale che caratterizza l'era evolutiva tanto attesa per la precessione degli equinozi; laddove l'ascendente in Sagittario non riveste nel tema alcun senso particolare.
Nemmeno il suo ideatore avrebbe potuto immaginare tanto.
Non è da confondere quindi l'intervallo spaziale di ±10 secondi con quello temporale di -3 ore e 1 minuto (il vero scarto critico del 3.01 millesimi, che perde giusto 46°(303-257), quasi un segnale prefissato a sua volta come ammonimento) annullando questa incredibile insegna.
Se si può dare spicco al fatto che Albert Einstein sia nato il 14 marzo – un fatto che pochi post rinunciano a citare – merita considerare che si trattava di 1÷365 possibilità, mentre quella che stiamo vedendo attenendoci alle prime tre cifre dell'ascendente, è 1÷21.600, oltre alla corrispondenza del Segno precessionale; se poi valutiamo con quanta maggior facilità si ottengano i 46", siamo a 1÷1.296.000 !
Dovrei forse chiedermi come mai proprio ieri sera ho guardato un allegro film del 1937, il cui titolo italiano è tradotto “La via dell'impossibile”, culminante in una stanza di albergo numero 314; o se rivesta un'affinità a pi e pie il nome inglese pier, molo di residenza del nuovo Museo?
Come ho detto, non dimostra niente e non avrà mai una spiegazione.
È persino incoerente, giacché la riferita sede del Museo è stata dislocata nel 2013, il Pi day ideato nel 1998 e dichiarato ufficiale nel 2009; ma qua si serve un cocktail tra ingredienti eterogenei, simboli incentrati sul valore numerico e storico della cifra, accostati come in un puzzle astratto senza pretese, stimolato da curiosità dopo il pi day, ma con uno stupefacente ed insuperabile risultato. Indubbiamente ce n'è per tutti i gusti!
È successo, e chiunque può riprodurlo con i parametri ed una app adeguata.
Forse la matematica non è solo calcolo e regolamentazione di numeri formati da tutte cifre indifferenziate, ma cela un paradigma metafisico di valori e manifestazioni la cui connessione intima sfugge alla piatta logica razionale.
Da parte mia e come semplice spettatore devo però prendere atto di quanto intensamente questo π sia riuscito a coinvolgere nientemeno che il popolo dei matematici nei loro sentimenti, dall'entusiasmo che dimostrano centinaia di commenti accumulati, all'estro del trasformarlo in una torta da tagliarsi a fette ogni 13 marzo, come per un rituale senza tempo.
Mi chiedo solo se ciò sia dovuto alla sua magica presenza, o alla sua inafferrabilità dietro le quinte di un cerchio perfetto… dato che la matematica non dovrebbe aver bisogno di propaganda per potersi confermare.
Auguri quindi di un gioioso Pi Day, con una torta giusta per sempre!