LA NOSTRA EREDITÀ
NE[L]

LA GRANDE PIRAMIDE”

  LONDON: ALEXANDER STRAHAN AND CO. 1864.

copertina di ourinheritance
pagina 38 di ourinheritance

La conclusione più com­pia­cen­te a cui è per­ve­nu­ta la ‘dot­ta i­gno­ran­za’ dei se­co­li re­cen­ti è che alla so­lu­zio­ne di que­sto e­nig­ma ca­pi­ta­le per la co­no­scen­za ma­te­ma­ti­ca, i co­strut­to­ri ‘e­ra­no an­da­ti mol­to vi­ci­ni’, al­cu­ni ag­giun­gen­do per­si­no ‘per es­se­re una ci­vil­tà così pri­mi­ti­va’, ma­ga­ri nel­la con­vin­zio­ne che l'uomo di­scenda dal­la scim­mia; al­tri in­ve­ce non han­no ce­la­to un'i­stin­ti­va de­lu­sio­ne per ve­der sfu­ma­re il più af­fa­sci­nan­te dei miraggi, che sul­la ba­se del π cor­ren­te non si po­treb­be nem­me­no con­ge­gnare.

Causa es­sen­zia­le del fia­sco dei no­stri gior­ni è sen­za dub­bio l'es­se­r con­di­zio­na­ti da un π i­ne­vi­ta­bil­men­te ap­pros­si­ma­ti­vo, come se fos­se ve­ri­tà as­so­lu­ta, in­sop­pri­mi­bi­le an­che se non cor­ri­spon­den­te al cer­chio ve­ro – che non sarà mai un po­li­go­no con un nu­me­ro in­de­fi­ni­to di lati (e non dico ‘in­fi­ni­to’ per non ca­de­re nel­l'as­sur­do) – ma che nes­su­no in am­bi­to ac­ca­de­mi­co si az­zarda a met­te­re in di­scus­sio­ne in quan­to tale.

È appun­to su que­sto che ha pre­so cor­po e si im­per­nia l'at­tua­le mia ri­cerca.
Di fatto, le pos­si­bi­li­tà sto­ri­che so­no due:

  1. L'avvicinarsi del­la co­stru­zio­ne pi­ra­mi­da­le ad ec­heg­gia­re la Qua­dra­tu­ra del Cer­chio è un ri­sul­ta­to del tut­to ca­sua­le; ma in tal caso non vi sa­reb­be sta­to mo­ti­vo né in­ten­to di vo­ler tra­smet­te­re alla po­ste­ri­tà la “vexata qua­e­stio”, il­lu­stra­ta a pa­gi­na 12 del­l'o­pe­ra del­l'a­stro­no­mo Piaz­zi Smyth da un semplice gra­fi­co, de­sti­na­to a chis­sà mai quan­te ri­pro­du­zio­ni ed im­pe­gna­te trat­ta­zio­ni (toc­ca la sua co­per­ti­na per a­prir­la).
    Una pa­gi­na che da so­la in­tro­du­ce al­le due proprie­tà an­cor più che si­ner­gi­che: Quadratura del Cerchio e π, ra­di­ci di una se­rie stu­pe­fa­cen­te di cor­ri­spon­den­ze ge­o­me­tri­che trat­ta­te nel­la 2a parte, che non sus­si­ste­reb­be­ro con un π di­ver­so da 3.14460.
  2. I suoi pro­get­ti­sti co­no­sce­va­no tal­men­te bene tale prin­ci­pio ma­te­ma­ti­co e ge­o­me­tri­co, da re­a­liz­zar­lo in que­st'o­pe­ra pro­di­gio­sa, e in tal caso cer­ta­men­te non solo per dar for­ma ad un vir­tu­o­si­smo ar­chi­tet­to­ni­co – pe­ral­tro im­per­cet­ti­bi­le in quan­to tale – ma per po­ter­ne u­ti­liz­za­re le pro­prie­tà fi­si­che e me­ta­fi­si­che; ciò che sta ben ol­tre le no­stre co­gni­zio­ni a­bi­tua­li, non an­co­ra ri­spon­den­ti a prin­ci­pi ma­te­ma­ti­ci di or­di­ne su­pe­riore.

Ciò che sfug­ge al pen­sie­ro con­tem­po­ra­neo, an­cor­ché tut­to de­di­to al­la co­sid­det­ta In­tel­li­gen­za Ar­ti­fi­cia­le, è ap­pun­to il fat­to che sia­no i più im­pe­gna­ti e­git­to­lo­gi ad es­ser­si appena av­vi­ci­na­ti, pur con mi­su­ra­zio­ni di­scor­dan­ti, a que­sta re­al­tà plu­ri­mil­le­na­ria, e non i suoi i­de­a­to­ri il cui quo­zien­te di er­ro­re non po­te­va di­sco­star­si dal­lo zero, per ve­der fun­zio­na­re il loro con­gegno mul­ti­di­men­sionale.

così la chiama molto ap­pro­pria­ta­men­te ­l'a­stro­no­mo Piazzi Smyth

C

he si trat­ti di ri­cer­ca scien­ti­fi­ca, o di mera pas­sio­ne, il sog­get­to Gran­de Pi­ra­mi­de di Giza se ne sta ben ol­tre i ri­flet­to­ri del tu­ri­smo, come pure a quel­li del­la sto­ria, giac­ché qua­si nul­la si è ac­cer­ta­to sul­le sue vere o­ri­gi­ni, e lo stes­so vale per l'ar­chi­tet­tu­ra, che non ha an­co­ra spie­ga­to al­cu­no dei suoi tan­ti mi­ste­ri sul­la co­stru­zio­ne, se non con sup­po­si­zio­ni ed i più sva­ria­ti mo­del­li te­o­ri­ci; e forse la risposta è proprio qua, attuale e sotto gli occhi di chi vuol vedere…
Il ter­re­no di con­fron­to più si­gni­fi­ca­ti­vo e de­fi­ni­ti­vo non può es­se­re che quel­lo ma­te­ma­ti­co, che sap­pia por­si al di là del­le in­nu­me­re­vo­li mi­su­ra­zio­ni con­tra­stan­ti; ba­sa­to quin­di sul solo pa­ra­dig­ma in gra­do di sod­di­sfa­re e con­fer­ma­re quel­le in­for­ma­zio­ni che han­no gal­leg­gia­to sul­le ma­ree di se­co­li sen­za mai tro­va­re un pun­to di ap­pro­do de­fi­ni­ti­vo, ma la­scian­do solo dub­bi e sfi­de alla nor­ma­le co­no­scen­za.
L'es­sen­za fi­si­ca e me­ta­fi­si­ca del­la Gran­de Pi­ra­mi­de rap­pre­sen­ta ed è essa stes­sa e­spres­sio­ne di quel­la Ge­o­me­tria Co­smi­ca sin­te­tiz­zabile u­ni­ca­men­te nel suo pro­fi­lo di se­zio­ne ver­ti­ca­le me­dia­no, ossia quel Di­vi­no Tri­an­go­lo dal qua­le è sca­turita la mia pri­ma ri­cer­ca nel 2002, fino a sco­prir­lo di­ret­to re­go­lo del π per il cer­chio ad esso cir­co­scrit­to, nonché tangente ai cerchi inscritti in rapporto au­­re­o tra loro.
Ed è que­sto pro­fi­lo vir­tua­le che il mio sfor­zo assume, ol­tre­pas­san­do l'i­ne­vi­ta­bi­le de­gra­do di mil­len­ni, per ri­con­dur­re il suo più di­scus­so mi­ste­ro alla co­mu­nio­ne in­te­gra­le di π e Φ, den­tro e fu­o­ri dal mo­nu­men­to, in un ac­cor­do ma­te­ma­ti­co as­so­lu­to; come del re­sto la Qua­dra­tu­ra del Cer­chio che la Gran­de Pi­ra­mi­de mi­ra­bil­men­te rap­pre­sen­ta e sin­te­tiz­za in so­li­do.
Ne lascia te­sti­mo­nian­za Piazzi Smyth, i cui ri­le­va­men­ti ri­te­nu­ti tra i più af­fi­da­bi­li dopo un se­co­lo e mez­zo - pri­ma del pro­get­to uf­fi­cia­le UPUAUT [1992], che e­splo­rò per­si­no l'in­ter­no del­la pi­ra­mi­de con ap­pa­rec­chia­tu­re ro­botiche - e­nun­ciavano in una unica pagina le due ve­ri­tà fon­da­men­ta­li: quel pro­fi­lo pi­ra­mi­da­le la cui al­tez­za è rag­gio del cer­chio e­qui­va­len­te al pe­ri­me­tro del­la ba­se; ed il π pre­ci­so al mil­le­si­mo, 3.14403 con una dif­fe­ren­za dal ve­ro di 5.7 de­ci­mil­le­simi ( uno scar­to che co­mun­que non a­ve­va mo­ti­vo né modo di ret­ti­fi­ca­re ) ma co­mun­que un ri­sul­ta­to de­ci­sa­men­te più ri­spon­den­te del sur­ro­ga­to con­fi­ne di 3.14159, che pre­sen­ta un gap di al­me­no 3.1 millesimi.
Trovi i prin­ci­pa­li e­stre­mi in un det­ta­glia­to ex­cur­sus nel­la se­con­da par­te del­la trat­ta­zio­ne, che qua sto solo pre­sen­tando.
In al­ter­na­ti­va ri­ma­ne più fa­ci­le ac­cet­ta­re e con­ve­ni­re che la Gran­de Pi­ra­mi­de sia sta­ta co­stru­i­ta da una fol­ta e­qui­pe sot­to il fa­ra­o­ne Cheope, per far­gli da se­pol­cro, sol­le­van­do e­git­to­lo­gi e mu­sei dal­l'im­ba­raz­zo di do­ver am­met­te­re dei mi­ste­ri fu­o­ri con­trol­lo.
Nondimeno ‘ac­cet­ta­re’ non è ‘ac­cer­ta­re’, e non tut­ti sono di­spo­sti a cre­der­lo, an­che per­ché le cose da in­qua­dra­re e giu­sti­fi­ca­re sa­reb­be­ro trop­pe, per di più a loro vol­ta in­spie­ga­bi­li e tut­ta­via e­si­sten­ti, come sto­ri­che te­sti­mo­nian­ze i­ni­ziatiche, la col­lo­ca­zio­ne del­la pi­ra­mi­de per le spe­cia­lis­sime co­or­di­na­te sul pia­ne­ta non­ché il suo o­rien­ta­men­to a­stro­no­mi­co, ed al­tro an­co­ra; tut­ti ar­go­men­ti che non so­no og­get­to del­la mia trat­ta­zio­ne, ma am­pia­men­te do­cu­men­ta­ti o­vun­que e cer­ta­men­te non ri­con­du­ci­bili né ri­du­ci­bi­li ad al­cu­na fun­zio­ne tom­bale.

 
Questo intermezzo di riflessione lascia in­ten­de­re qua­le e quan­to dan­no pos­sa­no ar­re­ca­re que­sti 3.1 sia al na­tu­ra­le fio­ri­re del­la co­no­scen­za, che alla scien­za stessa.
Se in­ve­ce ac­cet­tassimo che sia pro­prio que­sta set­tima del­le me­ra­vi­glie ed ul­ti­ma rimasta a darcene pro­va, po­trem­mo dav­ve­ro co­siderarla come la no­stra e­re­di­tà più im­por­tante.

Per di­ret­ta con­se­guen­za, la trat­ta­zio­ne del tema Gran­de Pi­ra­mi­de di Giza si è svi­lup­pa­ta al­l'in­ter­no di que­sto do­mi­nio web in­ti­to­la­to al pi-gre­co, an­che se ve­ro­si­mil­men­te ne a­vreb­be me­ri­ta­to uno pro­prio. Non poteva comunque mancare una facciata dominante lo scenario nella Piana di Giza, sotto forma della Sfinge maestosa nel te­ner te­sta come una sfi­da alle sabbie del deserto.

Seguirà quin­di a que­sta in­tro­du­zio­ne di­scre­ta una ras­se­gna dei più rap­pre­sen­ta­ti­vi stu­di con­dot­ti sul­l'ar­go­men­to Gran­de Pi­ra­mi­de in una chia­ve e­di­to­ria­le pia­na, chia­ra­men­te ge­o­me­tri­ca, la cui di­sa­mi­na do­vreb­be con­dur­re a quan­to mi pro­pon­go di di­mo­stra­re fin dai pri­mi pas­si - sen­za intermezzi pub­bli­ci­tari, pro­fit­ti ed in­vi­ti ad i­scri­zio­ne, al di là di tut­ti gli ef­fet­ti spe­cia­li web, di cui que­sta pa­gi­na vu­o­le es­se­re solo uno sti­mo­lan­te cam­pione, un hors d'o­e­u­vre che ren­da più ap­pe­ti­bi­le una di­sa­mi­na ap­pro­fondita.