l²+1 × l =1
π DALLA RADICE QUADRATA DI Φ

“Smaragdina Hermetis Tabula” detail - by Johannes Petreius ed. “De alchemia” 1541
Come per la Sezione Aurea,
anche per ‘stanare’ il π si è reso
necessario il raffronto con l'UNO.

prefazione
Dopo avere redatto e pubblicato il trattato «Pi-drawer» presso ZENODO (in­fra­strut­tu­ra del CERN), ed averlo comunicato l'8 marzo 2026 al servizio me­dia@ del­l'Ex­plo­ra­to­rium Museum nonché al Sito ufficiale del PiGreco Day or­ga­niz­za­to dal Mi­ni­ste­ro del­l'Istruzione e del Merito, presso l'U­ni­ver­si­tà di Torino, nel­l'at­te­sa che la comunità ma­te­ma­ti­ca si arrenda all'evidenza, la mia ri­­f­i­­ni­­ta ma­tu­ra­zio­ne sul tema mi invita, piuttosto che a tradurre in locale il trattato già destinato ai ricercatori, a rendere in­tel­li­gi­bi­le sin dal livello del­le scuole me­die il semplice percorso necessario e sufficiente per poter de­fi­ni­re e pren­der co­scien­za del π ef­fet­ti­vo.
Forse troppo semplice per gli studiosi, ma che ha mantenuto sotto scacco per millenni tutte le più grandi menti, costringendole a ripiegare su delle si­mu­la­zio­ni approssimative, e dal 2019 a festeggiare quelle.
Così quanto meno i più giovani crescendo non si lasceranno con­fondere da insidiose trame del sapere.
preparare la mente
Per potersi addentrare nella effettiva comprensione del problema, occorre anzitutto liberare la propria mente dal condizionamente dovuto alle prin­ci­pa­li con­no­ta­zio­ni di cerchio e π, sedimentate dai secoli e dai com­pu­ters, che non fan­no che allontanare da una corretta interpretazione sia del­l'u­no che del­l'al­tro, se non addirittura deformarla.
Sei pronto per una tale verità? O sei convinto che il Creatore abbia dovuto ser­vir­si di un poligono per dare cuore alla trascendenza del cerchio? poiché se que­sto miraggio avesse fondamento, il π dei super-computers sarebbe giusto, e invece non lo è. La trascendenza del cerchio sta ben oltre a quella concepita dalla matematica: è una trascendenza funzionale, fatta di perfezione, non solo numerica di tentativi uno diverso dall'altro.
Dalla pretesa di concepirlo come "un poligono regolare con un numero di lati infinito", il che non sarà mai; al descriverne la circonferenza come π × dia­me­tro, quando il diametro non è un fattore determinante come vedremo; al­l'ir­ra­zio­na­li­tà del π per attribuirgli, come fosse un'esclusiva che ne rafforzi la credibilità, quell'inutile coda di decimali, che sussistono per molte radici qua­dra­te di numeri interi, e nes­sun ma­te­ma­ti­co se ne preoccupa, bastando l'uso di un simbolo anche per un nu­me­ro ir­ra­zio­na­le, non solo come Φ, ma come la stessa 2.
Nutro tutto il rispetto per coloro che si cimentano nell'impresa di imparare a memoria centinaia di cifre decimali, sia per l'impegno che per la me­to­do­lo­gia certamente messi in atto. Tuttavia l'Intelligenza Creatrice merita ben altra con­si­de­ra­zio­ne, ed è solo affidandomi al Suo Impulso che ho potuto con­se­gui­re quanto mancava a risolvere, per la prima volta in questa ci­vi­liz­za­zio­ne, il problema di sempre del pi greco.

Le suddette ed altre apparenti verità nel corso della sto­ria hanno solo ac­com­pa­gna­to verso soluzioni di ripiego.
Il cerchio è irriducibile; come uno schermo protettivo di sé; chiunque cerchi di conquistarlo con mezzi esterni è destinato a rimanere tagliato fuori; oc­cor­re­va muovere dal suo interno.

  • La prima e più importante verità da realizzare è che fino ad ora si sta par­lan­do di un π inesistente, una simulazione approssimativa inventata da sem­pre, non pre­sen­te in alcuna ge­o­me­tria o dimensione del creato, un so­sti­tu­to ar­ti­fi­cia­le ancor meno preciso della divisione di interi 22/7 riportata dagli Egizi, for­se per praticità, essendo a sua volta inadeguata alla per­fe­zio­ne ar­chi­tet­to­ni­ca della Grande Piramide di Giza.
    Che non sia tracciabile con righello e compasso attesta più che la sua tra­scen­den­za, il fatto che è un ripiego, frutto di un artificio, a cui è stato con­fe­ri­to in mancanza di meglio l'attributo di costante universale, come se fosse autentico ed assoluto!
  • Il solo fatto certo è che un π naturale deve esistere, come qua­lun­que altro costrutto geometrico perfetto; ed esiste, contrariamente a quan­to or­mai tutti sbandierano, radice di un'equazione polinomiale con co­ef­fi­cien­ti interi ba­sa­ta su un valore radicale; bastava andarselo a prendere.
    La sua stessa estrazione, ancorché tardiva, dimostrerà che può essere co­stru­i­to usando compasso e righello in un numero finito di passaggi, e re­a­liz­za­re quella pricisione assoluta che i numeri soli non riuscirebbeo a rap­pre­sen­tare.

    Per poterlo affrontare più correttamente, per iniziare terremo con­to del solo dato certo su cui si possa far leva: la fatidica cifra 3.14, e partendo da essa ri­sol­ve­re fino al punto in cui, per chi mi avrà seguito con attenzione, il π non avrà più niente da nascondere,

  • Dopo qualche necessaria premessa, si svilupperà in tre passi lineari, di cui anticipo l'estrema sintesi introduttiva:
    "Platinum" in tre passi
    1. Stabilire un'unità di misura in ⅛ del cerchio unitario, ossia un arco » an­go­lo di 45°.
    2. Ret­ti­ficarne vir­tual­men­te l'ar­co in un seg­men­to di lun­ghez­za L [Pla­ti­num] de­fi­ni­to sul­la sua tan­gen­te; lo chia­me­re­mo co­ef­fi­cien­te di cur­va­tu­ra del­la tan(45°) e sa­rà tan(a).
    3. Focalizzare il valore l che sod­di­sfi l'e­qua­zio­ne per cui l = ¼π per qua­lun­que raggio. In quel­l'u­ni­co ca­so avrà luogo la straordinaria corispondenza di sin(a) = tan(a)2, dando adito alla Quadratura del Cerchio senza alcuna approssimazione; sto par­lan­do nien­te­me­no che della sezione aurea e della sua radice quadrata, e pro­ba­bil­men­te nemmeno chi ha già studiato il trattato Pi-drawer se l'a­spet­ta­va. Ed ecco perché e come verificarlo.
    L'esposizione in questa pagina web segue ed integra il trattato Pi-drawer già pubblicato (in lingua Inglese), pro­po­nen­do­si di il­lu­stra­rne meglio la di­na­mi­ca e la di­mo­stra­zio­ne, senza ri­cor­re­re alla trigonometria, usata qua per maggiore au­to­no­mia descrittiva, ma anche per stimolare una certa curiosità, prima del dia­gram­ma basato su ge­o­me­tria euclidea piana.
    Questo non esclude che la stessa ri­so­lu­zio­ne pos­sa ottenersi di­ret­ta­men­te an­che dalla formula soprastante; ma qua mi atterrò al percorso intuitivo e de­scrit­ti­vo seguìto fino ad ora.
    la natura del cerchio
    Il cerchio rappresenta l'1, l'Unità senza confini se non sé stesso.
    2 è il dua­lismo, un segmento con i suoi estremi: distanza e/o separazione.
    Ogni cifra successiva introduce virtualmente a poligoni regolari chiusi, in­scrit­ti e de­ri­van­ti da tale suddivisione del cerchio (ma per quanto elevata, i poligoni ri­mar­ran­no poligoni! e ancora mi sturpisce che nessuno se ne sia mai reso conto).
  • Diversamente da tutti i poligoni, il cerchio si può tracciare solamente con un com­pas­so, mentre occorre un righello per qualunque figura regolare, anche se non può essere disegnata in mancanza del compasso.
    Esso esprime una regìa che opera dietro le quinte, inavvicinabile nella sua es­sen­za sacrale, o metafisica, o tra­scen­den­te. Omnicomprensivo di tutti i rit­mi e le fre­quen­ze, in esso si imprime l'Assoluto.
  • Riproduce la sfera in cui si addensava l'universo al momento del Big Bang,
    In primis, si può ravvisare nella sua formazione in materia l'e­spres­sio­ne di campo gra­vi­ta­zio­na­le, e questo studio ne calcolerà il cuore pulsante.
  • Il cerchio non ha inizio né fine; esiste sulla base di due soli parametri: il centro con qualsiasi coordinata, ed il raggio che ruota in­tor­no ad un suo estremo facendone il centro; e nes­su­no dei due è visibile.
    Ruotando prima su un estremo poi sull'altro, il raggio innesca con 2 cerchi la figura dalla quale ricavare il quadrato con soli 4 cerchi uguali, che ha rap­pre­sen­ta­to la prima sfida, introduttiva al mio concetto di ‘geometria essenziale’, all'inizio di questo studio.
    Il solo modo per definire il cerchio è un sistema di assi cartesiano il cui punto 0,0 ne sia l'origine. Pertanto il cerchio è risultato del suo raggio, di cui il diametro non è che la derivazione; riferirsi al diametro vuol dire non aver capito il cerchio.
    Solo il raggio infatti può essere considerato l'unità base del cer­chio, così come il lato lo è per il quadrato, e nella dimostrazione che seguirà esso ri­sul­ta, in quanto dominante, il vero ponte di collegamento diretto. leggi:
  • A partire dal raggio [che in questo contesto avrà sempre lun­ghez­za = 1], pos­sia­mo co­stru­i­re due figure di stretta at­ti­nen­za re­ci­pro­ca: il cerchio C ed il quadrato CBED di lato =1. Il quadrato, che risulterà così cir­co­scrit­to ad un qua­r­to di cerchio, riprodotto per ogni qua­dran­te darà forma e contenuto al qua­dra­to cir­co­scrit­to all'intero cerchio, che pertanto avrà lato =2, come il suddetto dia­metro.
    il nostro intento
  • Quel che ci proponiamo è predisporre una inquadratura del cerchio, tramite un dispositivo geometrico in virtù del quale focalizzare l'effettiva misura del π con una equazione algebrica che rappresenti un raffronto delle parti.
  • La differenza fondamentale tra il Pi-driver e la classica concezione di qua­dra­tu­ra del cerchio, consiste nell'estrarre dal confronto di entrambi – per l'estrema e na­tu­ra­le compatibilità del quadrato, superiore a quella di ogni altro poligono – il co­ef­fi­cien­te di riduzione (o curvatura) dal primo al secondo, poiché que­sto è il π; o vi­ce­ver­sa, cioè il processo determinato da 1 / π.
    significato del π 3.14
    Cominciamo con il rivedere il rapporto numerico di perimetro ed area, tra il cerchio ed il quadrato che lo circoscrive.
  • Il π è indipendente dal cerchio; in base al raggio ne calcola perimetro ed area. Cercheremo di rappresentare ed accomunare le due procedure.
  • Come il quadrato di lato =2 ha area =4, ecco che, per le normali formule [π×1²], il cerchio ne riduce l'area da 4 a 3.14 r².
    Come il quadrato di lato =2 ha perimetro =8, ecco che, per le normali for­mu­le [π×2×1], il cerchio ha perimetro = 6.28 r. leggi:
    Il π interessa quindi ½ circonferenza, e può essere considerato come il ‘co­ef­fi­cien­te di curvatura’ di ½ perimetro del quadrato contenente il cerchio; ma questo non soddisfa alcuna congruenza dialettica.
    Riconoscendo L [Platinum] unità di misura o mo­du­lo elementare del cer­chio, potremo affermare con semantica certezza che per il qua­dran­te della cir­con­fe­ren­za unitaria "L m curva r m" e per l'area "L curva r² m²".
    l'unità di misura
  • Ciò premesso, da ½π equivalente ad ¼ di cer­chio DB si passa ad ¼π per ½ arco AB di qua­dran­te, che si pone candidato perfetto da a­dot­ta­re co­me unità di misura minimale, giacché si spec­chia sulle diagonali del qua­dra­to­-qua­dran­te, ­di­vi­den­do così il cerchio 8 volte.
    Altre suddivisioni modulari non sarebbero e­gual­men­te adatte, benché non escluse, di­sco­standosi dalla perfetta simmetria del quadrato con gli assi ortogonali del cerchio e le sue significative 4 fasi.
  • La ragione di questa semplificazione è es­sen­zia­le: sezionare il cerchio in modo da poter re­la­zio­na­re detto suo modulo unitario [⅛ cir­con­fe­ren­za ] al lato e­ster­no del quadrato circoscritto al quadrante in esame [⅛ perimetro].
    In tal caso, il coefficiente di curvatura unitario sarà ¼π, che da anni ho de­fi­ni­to come la co­stan­te l e denominata "Platinum". chia­ve fon­da­men­ta­le di sva­ria­ti mo­del­li del­l'e­si­stente.
  • Pi-drawer_step-2 Così il passo successivo è proiettare con suf­fi­cien­te approssimazione per difetto – poco più del­la lunghezza della corda dell'unità di mi­su­ra AB – sul lato del quadrato a cui è più vicina.
    Oppure definendo sul lato BE del quadrato il pun­to e, distante da B di una misura l, vicina al centesimo ad ¼π. Possiamo conferire ad l il valore presunto, ad evitare sospensioni del pen­sie­ro analitico, ma anche connsiderarla una va­ria­bi­le incognita; la cor­ret­tez­za del diagramma Pi-drawer non ne risentirà.
    In breve e ai minimi termini: AB = l × EB ove il Pi-drawer servirà a ri­di­men­sionarla al­l'e­sat­ta il­li­mi­ta­ta cor­ri­spon­denza.
    il montaggio del Pi-drawer
    fase 1 – dal cerchio al quadrato
  • Come ho premesso, ignorando tutto ciò che ha fatto seguito all'antichità senza ottenere miglioramenti, partirò dalla formula trasmessa dagli Egizi per de­fi­ni­re π = 22/7, il cui risultato 3,1429 risulterà più vicino al vero del nostro (anche Ar­chi­me­de era più prossimo, ma solo a 3.1419).
  • Pi-drawer_step-3 Il concetto base è relativamente semplice:
    adottando concettualmente per l la lunghezza 0,785 [22/7/4 o anche solo 3.14/4], la si ri­ta­glia sul la­to BE con il punto e, talché Be sia = l.

    il lato e­ster­no BE del quadrato circoscritto al qua­dran­te verrebbe ridotto dal vero co­ef­fi­cien­te l al­l'ar­co AB il quale, dalla formula ¼π × r ovvero l × EB, essendo EB=1 sarà = l.

    Anche se è un'ipotesi di attribuzione ap­pros­si­ma­ti­va, trattandosi di mil­le­si­mi è più accurata di quan­to occor­ra per poterla vagliare in un grafico.
  • Delineato così un tri­an­go­lo rettangolo CeB, per il teorema di Pitagora fis­sia­mo il primo dato di ri­fe­ri­men­to nella lunghezza di Ce = Be² + 1².

    Dopo non poche settimane di tormentata ricerca e turbolenta in­sod­di­sfa­zio­ne, versione esplicativa dopo versione, eccomi ad una svolta conclusiva che, per la sua semplicità ed evidenza imprescindibile scon­cer­ta persino me che l'ho ideata; e mi chiedo vieppiù come la pren­derà il mondo ac­ca­demico.

    fase 2 – dal quadrato al cerchio
  • Dato uno schema come descritto in ‘fase 1’, la domanda è:
    cosa dovrà fare l per confermarsi coefficiente di curvatura di EB ad ⅛ di circonferenza AB, cioè ¼π?
    Il trattato Pi-drawer pubblicato presso Zenodo l'1 marzo 2026 descrive l'esordio del mio teorema, ripercorrendone da vari punti di vista le com­bi­na­zio­ni caleidoscopiche, al fine di una esposizione intellettiva sem­pre più stringente ed efficace, poiché il suo pur lineare principio tende a ren­der­si inafferrabile.
    Tuttavia, alla luce della più attenta maturazione, ai matematici di tutto il pia­ne­ta posso in­fi­ne presentare il teorema nella sua forma essenziale.

    Quale esatta rettifica di AB [¼π] in eB, l dovrà essere tale per cui risulti Ce = 1 / l. In tal modo Ce come rag­gio trac­ce­rà un ar­co ad effettivo ingrandimento di AB [l] a cb di lun­ghez­za =1, pre­ci­sa­men­te come ⅛ di cerchio di lunghezza 8, come il pe­ri­me­tro del qua­dra­to circoscritto al cerchio unitario.

    È una mera constatazione, contenente tutto quanto le occorre per es­se­re vera e completa.
    Se l è rettifica di AB, la sua proiezione ad 1 nella modalità a seguito de­scrit­ta, darà for­ma ad un quadrato il cui lato = 1/l verrà curvato dal nuo­vo co­ef­fi­cien­te a lunghezza =1, identificandosi con il suddetto cb, arco che in­ter­se­ca BE in e. Per converso, Ce × l darà il raggio =1, come CA, che trac­cia l'arco AB al naturale.
    Possiamo dubitare di l, ma non di 1, perciò in suo rapporto il Pi-drawer costruirà una controparte speculare, che permetta di verificare che l ri­pro­du­ca la funzione di ¼π in ogni scala, e dimostri graficamente il va­lo­re effettivo di 1/l.
    Consentirà di calcolare e confermare quel valore di L che com­por­ti tutti questi requisiti, dall'effettiva rettifica di AB in l =¼π, a quel­la di cb al segmento bf =1, realizzando contestualmente in e la qua­dra­tu­ra del cerchio via EB e cb.
    Una prova geometrica indiretta, consistente nel ricostruire cb dal­l'e­ster­no tramite l'1, anziché dall'interno tramite l, bilanciando i tre fattori:
  • 1 × l » 0.78
    riduzione da 1
    1 1 ­/ l » 1.272 ingrandimento da 1
    Pi-drawer_step-4 A tal fine, 1­/l sa­rà la ba­se di un tri­an­go­lo ri­sul­tan­te dal­l'in­gran­di­men­to di CbE in Cbf, ta­le che la sua al­tez­za l (in fi­gu­ra) di­ven­ti bf =1. La tra­sfor­ma­zio­ne si ot­ter­rà mol­ti­pli­can­do i tre la­ti × 1­/l, da cui l = Cb[÷CB=1]
    Così Cb di­ver­rà an­che ba­se del qua­dra­to la cui al­tez­za bF = 1­/l do­vrà ri­sul­ta­re ridotta a cur­va­ per il co­ef­fi­cien­te sca­la­re bf in un ar­co cb =1.
  • L'uguagllianza di det­to ar­co con quello de­fi­ni­to dal rag­gio Ce sup­po­sto 1­/l, di­mo­stre­rà la con­si­sten­za del rap­por­to sta­bi­li­to inizialmente, di l con BE curvato in AB, nonché la validità del valore di l.
    Solo il giusto valore di l avrà prodotto un quadrato in cui la sua proiezione ad 1 in bf curverà il lato 1/l alla sua stessa misura di 1.
    Per ogni evento con­tra­rio ba­ste­rà considerare quanto segue:

    mentre il passaggio in scala di l a bf, cioè × 1/l porterà bf alla lunghezza =1 qualunque sia il valore di l, restando sempre eB ÷ CB = fb ÷ Cb, con un valore di l difforme dalla premessa [di rendere Ce = 1/l], il bf ot­te­nu­to non potrà più rappresentare il coefficiente di curvatura di Fb in un arco =1, giacché Fb diverrebbe, più o meno vi­si­bil­men­te, maggiore con il di­mi­nu­i­re di l, o viceversa, curvandosi in un arco proporzionale diverso da ⅛ di cerchio.
    In tutti i modi Ce non risulterebbe più uguale a Cb.

  • Fondamentalmente, per trac­cia­re un ar­co cb [= EB] come ingrandimento di AB [l] alla lun­ghez­za =1 vale il rag­gio Ce = 1/l in proporzione al raggio 1 di AB, come da premessa basilare autosufficiente. Q. d. C.

    Per chi non ne avesse ancora abbastanza, quanto riporto nei paragrafi se­guen­ti, è solo una parte delle circonvolzioni che hanno preceduto la sintesi soprastante; persino dopo la prima puibblicazione del trattato.
    Se non altro darà un'idea dello sforzo neurale incessante che ha ac­com­pa­gna­to questa ri­cer­ca, per la nacessità di renderla comprensibile con il dia­lo­go, prima an­co­ra che con le formule.
  • Chi non ama le ripetizioni, a questo punto può senz'altro procedere alla fase esecutiva.
  • A coronamento integrativo del­l'im­po­sta­zio­ne: abbiamo sviluppato l'am­plia­men­to di AB non calcolando il raggio Ce, ma am­pli­fi­can­do l ge­o­me­tri­ca­men­te per dar luogo ad un ar­co cb =1, ossia ⅛ di cerchio, che ne in­tro­du­ce la quadratura.

    Coesistono quindi due fasi interattive, in un certo senso speculari di cer­chio e quadrato: un arco tracciato dall'esterno, che dovrà i­den­ti­fi­car­si con la pro­ie­zio­ne di AB ingrandito dall'interno con raggio 1/l, come sopra.

    Pi-drawer_step-5-6
    L'equivalenza dei due archi è necessaria e sufficiente
    a confermare la co­stan­te funzione del π
    per qualsivoglia raggio e taglio d'arco.
    In sostanza, mentre la 2a fase definisce geometricamente 1/l e l'arco cb di cur­va­tu­ra di bF da 1/l ad 1, ed è anche l'ingrandimento dell'arco AB da l ad 1, ciò conferma il valore assoluto di l come modulo mediatore di π.
    È un labirinto stringente e condensato di corrispondenze per­fet­te, che induce a ripetersi da vari punti sia di vista che di analisi, senza tut­ta­via riuscire a dirlo in tutti i modi possibili.
    È tutto più complesso da spiegare che da comprendere – giacché come ho sempre sostenuto, le intuizioni vengono rapide e prima, le spiegazioni dopo e a rilento – so­prat­tut­to per le cose più semplici di cui non mancano di uscire più complicate. Chi avrà letto la mia esposizione pubblicata per prima presso Zenodo, in una vana corsa con il 14 marzo, si sarà accorto che era assai me­no semplice e più sofferta della presente dopo un mese di decantazione.
    Ero partito dalla soluzione e non mi è stato facile scomporla: un processo che mi ha reso prolisso; ma non ho badato a spese pur di sot­to­li­ne­a­re la gran­dio­sa congruenza tra le parti, in un gioco ad incastro tutt'altro che lineare, un e­strat­to di pura curva, non prodotta da una funzione, ed è que­sto che rende il π così difficile da enucleare.
    Nondimeno è lì, come un fiore pronto per essere colto con due sole dita.
    Sono certo che chiun­que vorrà addentrarsi in questo turbine del pensiero, si im­bat­te­rà in più di una matassa soggettiva da dipanare in proprio, poiché que­sto è il nucleo motore potente di una verità estraordinaria.

  • Il dispositivo Pi-drawer conduce e rende manifesto senza possibile dubbio il modo e il solo caso in cui il valore di l [Platinum] cor­ri­spon­da alla funzione che gli è as­se­gna­ta, di definire ¼ del tanto sospirato π, letteralmente il π, rettifiicato.
    Ogni formula che porti ad un risultato diverso non è che immaginazione.
    "com­bi­na­zio­ni caleidoscopiche?"
    "Caleidoscopio" dal greco kalós ‘bello’, eidos ‘immagine’ e skopéo ‘os­ser­va­re’; significa alla lettera "contemplare la bellezza". È uno strumento atto a scom­por­re e ricomporre immagini con gli stessi frammenti ma diverse an­go­la­zio­ni, ad esplorare la complessità di effetti convergenti.
  • Che un nuovo arco bc avente raggio Cb e­qui­val­ga al­l'in­gran­di­men­to in scala 1/l dell'arco di misurazione AB, passando entrambi per e, a­vrà luo­go soltanto se il tratto fb fissato a lunghezza =1 equivarrà al co­ef­fi­cien­te di cur­va­tu­ra del lato bF nel nu­o­vo qua­dra­to, che in proporzione dovrà mi­su­ra­re 1/l per potersi convertire in un arco lungo fb.
    È essenziale tenere presente la fissità del fattore chiave bf = 1, che può e deve solo raggiungere il prolungamento di DE, lad­do­ve ogni al­tro ar­go­men­to può variare secondo l, invalidando la matematica dello sche­ma, anche fosse nel più lontano dei decimali; poiché questa è la forza del dispositivo PI-drawer.
    In breve, un abbassamento di l, oltre a non poter più curvare EB alla sua stessa lunghezza, nell'accorciare Ce allungherebbe Cf espandendo il qua­dra­to maggiore, ma non fb, il che elude così la pro­por­zione imprescindibile.
    Infatti avrebbe luogo una discrepanza dovuta, ad es. nel caso 0.7857, ad un al­lun­ga­men­to anomalo di CB in Cb, allontanando un arco bc (mi­no­re se l eccede, o mag­gio­re in caso opposto) dall'ingrandimento ideale del­l'ar­co AB, dato un raggio diverso dal presunto Ce.
    L'ipotesi contraria si tradurrebbe in una processo negativo, detto "Reductio ab Absurdum", di cui ribadisco gli estremi, anche se non avremo alcun bi­so­gno stante un'equazione algebrica risolutiva: leggi+
  • Una lunghezza di l [Be] inferiore al dovuto renderebbe impossibile tale e­qui­va­len­za di un riflesso speculare da bF, alterando le proporzioni degli ar­chi tra loro a causa di misure derivanti da pre­sun­ti ma non validi mo­du­li del π, dando luogo ad una sorta di a­stig­ma­ti­smo.
    Nella figura si può facilmente rilevare che il semiarco del nuovo quadrato, alla vista circa bE, è già notevolmente maggiore di bf, il che e­sclu­de a vi­sta che bf pos­sa corrispondere al coefficiente di curvatura in scala 1/l.
    simulazione di l errata
    Partendo da una lunghezza cer­ta­men­te più cor­ta di Be, co­me quel­la del­la cor­da BA, in figura Bd¹ vo­lu­ta­men­te molto in­fe­rio­re al pre­sun­to Be cioè l per mantene­re leg­gi­bi­li­tà al gra­fi­co, ma che po­treb­be es­se­re an­che di 3.1416/4 con l'ef­fet­to di ren­de­re la fi­gu­ra per­fet­ta a li­vel­lo il­lu­stra­ti­vo, è fa­ci­le vi­sua­liz­za­re un pro­ce­di­men­to pa­ral­le­lo ma in­ver­so a quel­lo ap­pli­ca­to da sem­pre, al­zan­do pro­gres­si­va­men­te il pun­to e per av­vi­ci­na­re i due ar­chi, Bd¹ e Bd¹, fi­no a far­li com­ba­cia­re in be.
    Ab­bia­mo già sta­bi­li­to che que­sto è pos­si­bile.
    la Qua­dra­tu­ra del Cer­chio
  • Risulta di fatto impostata con tale arco derivato, una circonferenza di lun­ghez­za 8, pari al perimetro del quadrato globale circoscritto al cerchio di rag­gio 1. In pratica, se è tutto chiaro (e non esito a ripetermi affinché lo di­ven­ti con cer­tez­za), si è configurata la più diretta formazione pensabile di qua­dra­tu­ra del cer­chio, che a conti fatti scopriremo di poter costruire tran­quil­lamente con righello e com­pas­so.
    l'estrazione di ¼π, la costante Platinum
    Riconducedo tutto ai minimi termini prestabiliti, Ce come raggio del­l'in­gran­di­men­to di AB ad 1 deve eguagliare Cb come lato del quadrato di­pen­den­te dall'altezza amplificata di l. quindi raggio di cb derivato da bF.
    Se 1/l costruisce da entrambi i versanti l'ingrandimento ad 1 di AB, ciò si­gni­fi­ca che eB è la naturale rettifica di AB.
    Ho cercato di affidarmi alla dialettica più che a formulazioni algebriche, po­i­ché tutto specialmente in questo concentrato di semplicità e complessità in uno, richiede una partecipazione mentale immediata e deduttiva, laddove le e­spres­sio­ni matematiche per esser comprese vorranno essere tradotte nella mente in un linguaggio fluido. Ma è ora di scaricare il maggior peso ac­cu­mu­la­to, sulla notazione iniziale che poi è la sintesi di un più laborioso approccio, e­spo­sto nel mio trattato «Pi-drawer»
    In una forma algebrica elementare, questa magìa che è l'estrazione del π, quasi un simbolo co­me la prima fetta di una torta nuziale, leggi: una volta ri­as­sun­ta con Ce = 1/l si risolve con la formula L² + 1² = 1 ­/L
  • Tutto quel che occorreva per trovarne la risposta giusta era far combaciare i due fattori in una equazione, onde ottenere il solo va­lo­re che accorda le due prospettive, con­fer­en­do ad l [Platinum] la sua funzione radicale di ¼π.
  • Ed ecco infine il vero ¼π sulle note di questo spartito:
    L² + 1 × L = 1

    Un distillato matematico tra fisico e metafisico,
    nuova luce accesa sulla conoscenza

  • L'interfacciamento della proiezione ha por­ta­to allo scoperto ¼π e questo è:
    l = 0.786151377757423286069558
      Non era poi tanto difficile; si trattava di imboccare la strada giusta attraverso una concezione più consona.

    Ho già descritto l'approccio storico come inadeguato, estraneo al cerchio, si pone quasi in conflitto con la sua natura; forse è la ragione per cui la parte sal­va­bi­le si ferma a 3.14, già tradita dal terzo decimale in poi.

  • In sua vece, il giusto ‘modulo’ ⅛ di cerchio, da moltiplicarsi ×4 per l'uso cor­ren­te del π = 3.14460, sembra suggerire che la figura per definire π do­vreb­be identificarsi proprio in questa costante Platinum, L come il con­ver­ti­to­re mi­ni­mo diretto del raggio stesso, che è l'unità di base per ogni [¼ di] cerchio ed i quadrati che scandiscono le sue quattro fasi naturali.
    l'Unità di misura
    Merita un'ulteriore menzione l'impiego di ⅛ di circonferenza.
    Pur presentandosi come un'osservazione minore, non a caso si è giunti ad i­spe­ziona­re il cerchio tramite una modalità facente capo al numero 8; non è un arbitrio estemporaneo, dato che è proprio il suo valore modulare ad a­pri­re il varco all'esplorazione del π, che nella mia analisi non è altro che la costante l. Per me, questa è la monade. leggi:
     musica delle sfere 

    Ho affidato lo sviluppo dell'equazione ad un valido calcolatore on line, non era il mio com­pi­to; nondimeno, nello sviluppo di questa complessa formula, mi sembra quasi che si sia imbattuto in 4 soluzioni di cui alcune ‘ausiliarie’, ca­rat­te­rizzate so­lo da alternanze di segni ± che sembra non inquadrare, ma che mi fanno sùbito pensare alle coordinate dei 4 quadranti del cerchio.

    Ho salvato in PDF il calcolo di math­cracker.com/it/calcolatore-e­qua­zio­ni. Reca com­men­ti in in­gle­se in­ter­ca­la­ti a chia­ri­men­ti in i­ta­lia­no, ma è il cal­co­lo che conta. Riproduco il suo ri­sul­ta­to in cifre e in grafico, che mo­stra chia­ra­men­te come le co­or­di­na­te dei due ar­chi dive­rgano dra­sti­ca­men­te se non è cor­ret­ta ­la lun­ghez­za Be.

    L'input era: "\sqrt{\left(x^2\right)+1}\times x=1"

    inalmente la formula è perfetta ed assoluta,
    una equazione con coefficienti razionali !
    Dopo secoli di sofferta ricerca ad oltranza,
    ci troviamo di fronte all'unico indice reale del π.
    Tutto il resto è acqua passata.

    A conti fatti non era neppure necessario sviluppare il calcolo, bastava ve­ri­fi­ca­re sostituendo all'incognita se e quale di poche variabili già note sod­di­sfa­ces­se l'equazione, oggi spe­cial­men­te ¼3.14159 o ¼3.14460.
    Ma poiché ci siamo riportati ai 22/7 del­l'an­ti­co Egitto, per non dirlo ai Ba­bi­lo­ne­si che pure conoscevano la radice qua­dra­ta, vale la pena di ag­giun­ge­re che anche sen­za dover af­fron­ta­re la so­lu­zio­ne po­li­no­mia­le, sarebbe bastato a partire da 0,700000… in­cre­men­ta­rne ogni de­ci­ma­le come in un contatore, da 0 a 9 fino all'unità mas­si­ma che lo man­ten­ga < 10, per con­seguire un ri­sul­ta­to sempre più prossimo ad 1, in pra­ti­ca portando la lunghezza del seg­men­to Be fino e non oltre a quel­la ef­fet­ti­va dell'arco AB, non una ap­pros­si­ma­ti­va per il tipo di calcolo ap­pli­ca­to, ma quel­la esatta arrotondata solo al taglio dei decimali dalla pre­ci­sio­ne con­sen­ti­ta dal software, quando sia ri­te­nu­ta sufficiente per l'u­ti­liz­zo tecnico o scientifico.

    Ne sintetizzo un esempio ricavato da questo semplice algoritmo di calcolo (codice EUPHORIA), che limito alle prime 12 ciifre per ovvi motivi di spazio, laddove il Postscripit ne offre 8, mentre alcuni a­stro­fi­si­ci dichiarano che 6 so­no sufficienti, e in un certo senso hanno ragione.
    Nel 1881, l'astronomo Simon Newcomb dichiarò che
    Dieci cifre decimali sono sufficienti per dare la circonferenza della Terra con una precisione di una frazione di pollice, e trenta cifre decimali darebbero la circonferenza dell'intero universo visibile con una precisione impercettibile anche al microscopio più potente.
    “Elements of Geometry” in 1881.
    Chissà se la frazione di pollice non contenesse il gap di 3.01 millesimi.
    Resta il fatto che 2 sicuri van­no bene solo per il Pi Day!
    --- ======
    global object digit, L
    	digit = 0.1  L = 0.7
    
    --- ======
    function digitsteps ( object L )
    	atom Platinum  integer count
    		Platinum = L	  count = 0
    		while Platinum < 1 do
    			count += 1
    			L += digit
    Platinum = sqrt( power(L, 2) +1 ) *L
    		end while
    	return ( L - digit )
    end function
    --- ====== love the digits?
    -- L= 0.78615137775742328606955858584295892952312205783772323766490197
    -- π = 3.14460551102969314427823434337183571809248823135089295065960788
    for i =1 to 12 do
    	digit *= 0.1
    	L = digitsteps (L)
    	[ ? L , L * 4]
    end for
    --- ======
    Nel caso in esame del resto si dovrà traguardare una costante unica e de­fi­ni­ta; non come ho dovuto risolvere (ancora per la prima volta sto­ri­ca) l'ar­chi­tet­tu­ra completa (e senza errori a qualunque livello di in­gran­di­men­to) dello straordinario Śrī Chakra yantra.. leggi:
    chiudi / riapri la tabella dei calcoli 
  • Per di più è il momento di appurare come il processo riproponga as­so­lu­ta­men­te la cifra della Sezione Aurea, soluzione che ho e­vi­den­zia­to fin dai miei primi pas­si, come la stretta e naturale parentela tra π e Φ, nella quale la so­lu­zio­ne si iden­ti­fi­ca­ nella sua notazione finale, potendo ro­ve­sciar­si in quel­la più diffusa: ( 5 - 1) / 2, cioè sempre Φ.
    “Gli Origami del Potere”
    Naturalmente le risorse di L si estendono anche a φ, (che poi è = Cf, es­sen­do­ne il tramite con la sua radice quadrata [ φ ­× L= √ φ  ] e so­prat­tut­to in rapporto al­l'U­ni­tà, generando nel caso in esame un equilibrio che non può essere sostituito da alcuna improvvisazione:
    CB ÷ Be = Ce [1 / 0,78615… = 1,27202…] imperniato sull'1 e
    CB ÷ Ce = Be [1 / 1,27202… = 0,78615…] al massimo livello di fusione:
    Ce × Be [1,27202… * 0,78615…] = 1 ossia, conoscendo la sezione aurea:
    φ × Φ = 1, le chiavi di volta dell'insieme, sulla scia di Φ × φ = 1.

    Mi appare sempre più chiaro il mistero di quel messaggio trasmessomi da un altro spazio-tempo, sin dalle mie prime riflessioni sulla grande piramide di Giza durante la stesura del trattato sui "5 riti tibetani".
    Mi fu recato. ri­pe­tuto a memoria dalla mia convivente (che tuttavia non ne comprese mi­ni­ma­men­te il contenuto). “Gli Origami del potere”, già men­zio­na­to su questo sito, ma non ancora così pregno di significato.
    L'arte tradizionale presso varie culture del globo, di piegare la carta come un'autentica reltà geometrica, per dare forma ed espressivtà ad ogni sorta di modelli e simboli a volte spettacolari, rappresentativi di una miriade di cose viventi o astratte a 360 gradi.

    Conoscendo a questo punto il risultato corretto, possiamo godere della pro­prie­tà pri­vi­le­gia­ta e me­ra­vi­glio­sa della sezione aurea, che ci permette di ruo­­ta­­re numeri e sim­bo­li con una facilità senza pari, per saltare ad un ri­sul­ta­to che si può quasi leggere direttamente:
    Φ + 1 ­/l = φ + 1,
    φ ­/ Φ = φ²
    Cf = 1.618
  • In definitiva, e è il punto nel quadrato che manifesta e garantisce il continuo e­qui­li­brio tra raggio ed angolo in un cerchio inscritto in qualsiasi di­men­sio­ne e, tanto per cominciare, chia­ve di quadratura della circonferenza.

    LA DIVINA PROPORZIONE
    NON POTEVA CHE TROVARE RADICE NEL CUORE DEL CERCHIO!

    Va compreso ad onore del pi greco, come per la sezione aurea, che l'In­tel­li­gen­za Universale, che è an­che ma­te­ma­ti­ca, sa bene come seguire il suo corso, senza bisogno di venir e­sal­ta­ta da miliardi di decimali, che non fan­no che limitarla, proclamati solo per adombrare un con­cet­to del π viziato in par­­ten­­za, e che pertanto non portano a niente di sicuro e di utile.
    Chi ha approfondito i miei articoli, che in quattro anni di ricerca hanno a­per­to la strada fino a questo punto, non sarà sorpreso di scoprire che la so­luzione unica di questa equazione, più travagliata di quanto sembras­se at­tra­ver­sando una polinomiale di 4° grado - si rifà alla cifra 5 nella for­ma:

    1 / 0.5 × 5 + 0.5 e in termini a noi familiari: 1 / 1.6180339887…
    o per semplificare Φ, che è appunto 0,7861513777… Q.E.D.

    È evidente che questo risultato rende superflue tutte le ricerche e spe­cu­lazioni con­nes­se al numero di decimali e a cosa potrebbero mai ri­ve­la­re, poi­ché quan­­to alla vera potenza del π non trarremmo alcun vantaggio co­no­scendone una coda interminabile, al posto delle leggi armoniche che e­spri­me e di cui π è il car­di­ne, in­sie­me alla sezione aurea, e che avevo nu­o­va­men­te enfatizza­to nell'ultimo addendum del dic. 2025

    Se nessuno si preoccupa della stessa miriade di cifre appartenenti al Φ, è propriamente perché ci si concentra piuttosto su ciò che ogni sua e­spres­sio­ne rappresenta nel creato, riconducibile al divino, lasciando che l'in­son­da­bi­le frazione svol­ga indisturbata la sua opera di perfezione.
    Lo stesso valga per il π, che da ora in poi potremo inquadrare cor­ret­ta­men­te. Non servirà davvero memorizzarne la coda, poiché abbiamo un π in­te­gra­le a disposizione, e la sua genesi potrà bastare ad eleggerlo ed u­ti­liz­zar­lo in assoluta sicurezza a qualsiasi livello applicativo, fisico ed a­stro­fi­si­co.
    Come dovrebbe emergere dalla scoperta effettuata, π rappresenta assai più che un rapporto geometrico fra diametro e circonferenza.
    Vi siete mai chiesti seriamente a cosa servano mai nella vita tutti quei mi­lio­ni di ci­fre? Non aiuterannno a tornire un cilindro più rotondo, eppure quel­li autentici so­no indispensabili a garantire l'Equilibrio cosmico a livelli tal­men­te pro­fon­di ed elevati, che la scienza terrena non potrà mai sondare.
    I più potenti elaboratori al confronto non davano che l'illusione [patetica] di av­vi­ci­nar­si sempre più, con­fe­ren­do un realismo compulsivo all'incognita ar­ti­fi­cia­le usa e getta

  • Ecco invece cosa ci regala il Pi-drawer, come un'esplosione di si­ner­gia:
    L'estrattore del ¼π al completo: l² + 1 × l = 1

    È evidente che nessun'altra ipotesi di π potrà più surrogare l'attuale esito.

  • Questo parametro vitale dovrebbe essere al più presto aggiornato presso tutti i si­ste­mi di calcolo – a meno che si accontentino di esibire cifre con più di 30 ca­rat­te­ri sapendo che dal 3° in poi sono tutti no­to­ria­men­te erronei – vuoi Istituti di ricerca, di insegnamento, Or­ga­ni­smi scien­ti­fi­ci e quant'altri, nel­l'in­te­res­se della Comunità terrestre tutta e della Conoscenza di sempre.

    Possibilmente prima che sia l'AI ad impadronirsene.
    La vera Intelligenza è quella del Potere della Coscienza Creativa, la nostra ne è un effetto limitato eppure presuntuoso, una conseguenza perché di ESSA siamo il frutto; non è un merito, ma un dono supremo da sperimentare.

    Mi rendo ben conto di che dramma su vasta scala ciò comporti, ma tant'è.
    L'alternativa è forse ignorarlo e fermarsi al 3.14?
    Ci si può accontentare di 5 cifre decimali (la nostra quinta e decima è lo zero, quasi un invito a conferma), ma per una mi­ni­ma affidabilità scientifica non di due soltanto. Per di più, se arrotondare a zero uno 0.0015 può essere ac­cet­ta­bi­le, per uno 0.0046 lo è assai meno,
    In ogni caso sollecitare tutti gli addetti a non più distribuire code di cifre in­gan­ne­vo­li, per le quali non vi è ‘luogo a procedere’.

    Eppure la notizia, o dovrei dire la dimostrazione, non desta alcun interesse pres­so il servizio media@ del­l'Ex­plo­ra­to­rium Museum, in dichiarata at­te­sa di ‘stories worth telling’, nonché al Sito ufficiale del PiGreco Day or­ga­niz­za­to dal Mi­ni­ste­ro del­l'I­stru­zio­ne e del Merito, presso l'Università di Torino.
    Tuttavia da che esiste il network, non potrà essere circoscritta a lungo.
    Fortunatamente la matematica è una legge che sta al di sopra della politica e di qualunque credo religioso, anche se ci ha già provato un Disegno di Legge n. 246 del 1897 dell'Indiana che definiva il valore di π come un numero ra­zio­nale. Politica e religione sono soltanto effetti collaterali, è la matematica a reg­ge­re l'Uiniverso,
    Da un paradosso all'altro, si scopre che l'intuizione del suo promotore Ed­ward Goodwin era giusta; anche se il valore legale discusso di 3.2 non aveva fon­da­men­to. In fondo lo stato attuale del π, alla luce di questa diretta e­spe­rien­za, sembra non essere del tutto discosto da un dogma, di cui lo stesso ricorrere di aggettivi come ‘consolidato’ è un attestato di incertezza ma­te­ma­ti­ca, di opinione; nessuno si sognerebbe di sostenere che 2+2=2×2 è ormai con­so­li­da­to. Credo che ad un vero matematico potrebbe bastare la copertina del «Pi-drawer» per scoprire l'arcano.

  • l'apparenza inganna
    Ho accennato al fatto che π / 4 ren­de­rebbe la fi­gu­ra per­fet­ta a que­sto li­vel­lo il­lu­stra­ti­vo, ma se poteva andare per esporre un concetto o un progetto, al­tra faccenda è la realtà numerica.
    Non potevo rinunciare ad una verifica grafica, del resto assai meno im­pe­gna­ti­va di quando dovetti pre­sen­ta­re la scoperta che la spirale aurea di 90° fosse costituita da quarti di ellissi (di sicuro non da quarti di circonferenza!); un tema av­vin­cen­te, quasi creativo, men­tre questo è fin troppo spartano e, come già alla pa­gi­na precisata più a­van­ti, vuole solo e­vi­den­zia­re l'im­man­ca­bi­le errore.
    Tuttavia, dato che a questo punto merita un confronto visivo tra le due ver­sio­ni. vale la pena di esaminarla, per poter vedere cosa e quanto la mente può essere portata a non cogliere.
    Ho esaltato la risoluzione su una lavagna di 7.143 punti, adottata per ri­sol­ve­re lo Śrī Chakra yantra senza errori, ed un raggio unitario di 3000 punti.
    Data l'alta precisione necessaria, sarebbe inutile inserirla nella pagina HTML, questo PDF, richiede un lettore potente ed uno schermo adeguato.
    Ad ogni modo, per comodità del lettore, ne riproduco qua il dettaglio più im­por­tan­te ingrandito a 3200%.
    Lo schema ovviamente ri­chie­de al­ta de­fi­ni­zio­ne nei trac­cia­ti dei due ca­si so­vrap­po­sti: in co­lo­re ver­de quel­lo ba­sa­to sul π = 3.14460551, ros­so per il π = 3.14159265, sen­za bi­so­gno di let­te­re e nu­me­ri giac­ché le cur­ve cor­ri­spon­dono al­le de­scri­zio­ni già da­te, men­tre sa­reb­be dif­fi­ci­le tra­guar­da­re am­be­due gli e­stre­mi dei trac­cia­ti an­che se mar­ca­ti da lettere.
    Riporto anche il codice, per con­sen­ti­re ul­te­rio­ri prove a chi volesse ma­ni­polarne i pochi parametri e­le­men­ta­ri.

    L'ovale minore a sn. per lo zoom, indica le differenze tra gli archi delle due fasi; il maggiore a ds. il punto di arrivo ad altezza =1 (segnata dal trat­teg­gio), dove si vede che il tri­an­go­lo in rosso (da 3.1416) dà luogo ad un qua­dra­to di maggior lato, del quale l'altezza =1 non può più costituire il fattore di cur­va­tu­ra atteso. Naturalmente anche la misura iniziale nel 1° riquadro non poteva assolvere questo compito, ma è quanto emerge solo dalla di­scre­pan­za delle due fasi contrapposte. I due archi aventi come raggi le basi dei quadrati mag­gio­ri sono a linea continua, mentre quelli dalle ipotenuse sono a tratteggio stret­to e con più spessore, per poter mostrare che i due casi in verde (3.14460) si sovrappongono.
    Una vista normale infatti farà sembrare che i due schemi si e­qui­val­ga­no, men­tre uno dei due comporta rinunciare al π e alla sua magnificenza.

  • Gli 8 decimali del PostScript sono più che sufficienti ad evidenziare le dif­fe­ren­ze, che però ri­chie­do­no il mas­si­mo zo­om ottenibile dal vostro lettore, in­tor­no alle aree cerchiate da ovali blu tratteggiati.
    Per ottenere archi il più perfetti possibile ho però dovuto utilizzare un al­go­rit­mo manuale basato su sin() e cos(), poiché l'operatore arc del PostScript non lo è, per ragioni già citate in vari dettagli.
    Se ne ha sùbito conferma dall'intersezione esatta dell'arco verde con il lato del quadrato ed il tri­an­go­lo (PI 3.14460 - cerchiata in doppio), che e­vi­den­te­men­te nessuna delle altre curve rispetta.
    Per esemplificarli tout court, ho voluto inserire anche i cerchi tracciati dal PostScript (a 360° in tratteggio) che, probabilmente basati sul π cor­ren­te, si discostano dagli archi più veritieri del mio codice (a tratto continuo).
    La differenza, tra archi dal PS nativo ed archi trigonometrici, la cui am­piez­za varia ad angolazioni diverse, si vede bene in questi due esempi ingranditi con lo stesso zoom (3287%), che riproduco per comodità del lettore.
    Applicando il mio semplice algoritmo PS alla metà di ¼ di cerchio, con una ri­du­zio­ne estrema del passo si potrebbe persino ritentare il calcolo ru­di­men­ta­le della sua lunghezza; ma non avrebbe più senso farlo, ab­bia­mo già il π.
    Vi diverrà chiaro che al suo confronto il π corrente è un percorso senza sboc­co né accesso.
    al centro del mondo
    Porsi il quesito se π derivi dalla Φ o viceversa è come chiedersi "se sia na­to pr­ima l'uovo o la gallina". Generante o generato, il π va inteso come una em­a­nazione pilastro dell'In­­tel­li­gen­za universale.
    Se si osserva e medita su queste poche ma emblematiche figure, non vi si scorge forse la possente si­nergia attrattiva ed espansiva del π insieme alla sezione aurea, per il com­pi­men­to dell'Uovo Cosmico?


    Credere di avere raggiunto il π quanto occorra, e che aggiungere fe­steg­gia­men­ti al 3.1416 concorra sempre più ad affermarlo come giusto traguardo, a questo punto sarebbe anti-scientifico e fu­or­viante.
    La ragione geometrica l'ho ribadita da anni in più punti del sito e dal mio pri­­mo saggio: 3.1416 è già deviato dai millesimi in giù, e dopo questa ve­ri­fi­ca non possono sussistere dubbi.
    Ma so fin troppo bene che c'è chi capisce (e non può farci niente), e chi non lo vuole ca­pi­re! Se avessi partecipato ad imparare a memoria uno o due mi­glia­ia di ci­fre in coda a 3.14… forse reagirei allo stesso modo.
    Nondimeno questa festosa presa di posizione non soltanto impedisce un cal­co­lo scien­ti­fi­co corretto, ma preclude il cogliere la più importante delle ve­ri­tà:

    π [quello effettivo] è sorgente e con il suo quadrato è generatore del­l'e­qui­li­brio universale nella forma di Φ ÷ 1 = 1 ÷ 1 + Φ, ossia 1 = x + x × x.
    a caccia della Quadratura del Cerchio
    Credevate fosse finita? l'ho creduto anch'io, a varie riprese.
    Anche se l'essenza di questa fase finale è sufficientemente autonoma e au­to­suf­fi­cien­te da permettere di ignorare le precedenti - il che vale a maggior ra­gio­ne per qualsiasi altro tentativo storico di definire ilπ – confido che ri­per­cor­re­re le varie fasi della mia indagine possa indicare nuove vie per con­di­vi­de­re ulteriori aspetti nascosti del Progetto celeste.
    Chi si sente libero dalla congerie di supposizioni ‘consolidate’ su un π ar­ti­fi­cia­le ed ingrato, potrà comunque sancire la sua massima trasparenza di nu­me­ro perfettamente calcolabile, abbreviando ancora la trattazione di in­sie­me già pubblicata.
    Basterà puntare alla ricerca diretta della quadratura del cerchio, ri­pren­den­do dalla "fase 2 – " per una sintesi decisiva.

    Per l'esatta rettifica di AB in eB, l dovrà essere tale per cui ri­sul­ti Ce =1/l. A conferma della sua fun­zio­ne quale rettifica di ¼π e per­tan­to coefficiente di curvatura, si potrà così tracciare lo stesso ar­co cb di lun­ghez­za =1 in due modalità separate e convergenti:
    1. da Ce in quanto rag­gio, per l' in­gran­di­men­to algebrico di AB /l.
    2. dalla proiezione di l ad 1 su un lato di lunghezza 1/l,
      ove fun­ge­rà da l per curvarlo in cb.

    Infatti solo così la pro­ie­zio­ne di l in bf a lun­ghez­za =1 per la pro­por­zio­ne 1­/l. da­rà luo­go ad un qua­dra­to il cui la­to bF ÷ bf = 1 ÷ l, da cui l'ar­co cb ret­ti­fi­ca­to in bf sa­rà co­me at­te­so di lun­ghez­za 1 = EB, en­tram­bi e­qui­va­len­ti ad ⅛ di cir­conferenza di lun­ghez­za 8, co­me il pe­ri­me­tro del qua­dra­to cir­co­scrit­to al cer­chio u­ni­tario.
    Questo nuovo arco di raggio Cb e­qui­var­rà al­l'ar­co di rag­gio Ce con un so­lo va­lo­re di l: quel­lo del ¾π re­a­le, ta­le da ri­pro­dur­re la fun­zio­ne di l co­me co­ef­fi­cien­te di cur­va­tu­ra in qua­lun­que sca­la, man­te­nen­do nel no­­stro ca­­so Ce = Cb.
    È la combinazione biunivoca che apre la cassaforte del π
    Questo dispositivo per­mette di ap­pu­ra­re con l'equazione de­scrit­ta se la pre­sun­ta lunghezza di l sia cor­ret­ta, o quale debba essere..
    Ogni altro valore infatti, più o meno approsimat[iv]o che sia, ma non e­sat­ta­men­te il ¾π, renderà diversi i due raggi ed i rispettivi archi al­lon­ta­nandoli l'uno dall'altro, nonché dal corrispondere ad ⅛ di circonferenza.
    Righello e compasso?
    Adesso è facile, dato che Cf = φ.
    È ben nota la pro­ce­du­ra per ri­ca­va­re il ret­tan­go­lo au­reo 1|1.618 dal qua­dra­to CBED: dal cen­tro m di CB si trac­cia un ar­co con rag­gio mE ad in­con­tra­re in p il pro­lun­ga­men­to di CB. Cp è φ (1.618). Ora per il Pi-drawer un ar­co di rag­gio Cp rag­giungerà in f, cioè ad al­tez­za 1, il pro­lun­ga­men­to di DE.
    Senza dover ripercorrere le implicazioni già sviscerate, sarà sufficiente u­ni­re C ad f per tagliare EB nel punto e, che definisce eB quale precisa ret­ti­fi­ca di AB = ¾π, la nostra unità di misura, nonché di quadratura della cir­con­fe­ren­za di raggio Ce. con EB × 8.

    Per farla ancora più breve e diretta:
    un'i­po­te­nu­sa Ce = 1­/l, co­me rag­gio trac­cia un se­mi-ar­co cb dal­la dia­go­na­le CE al pro­lun­ga­men­to di CB, per cui Cb sia la ba­se di un qua­dra­to in sca­la 1­/l, at­to a ri­pro­dur­re sul suo la­to bF la ret­ti­fi­ca fb del­la sua cur­va­tu­ra =1 in bc, ri­spec­chian­do ne­ces­sa­ria­men­te la fun­zio­ne e­sple­ta­ta da l su EB, po­i­ché fb ÷ Fb = eB ÷ EB, e ri­pe­ten­do un cb de­fi­ni­to in par­ten­za da Ce co­me in­gran­di­men­to di AB ad 1.

    Due valve di una stessa conchiglia, che racchiude la Perla più preziosa
    l'ultima me­ra­vi­glia
    Per concludere come ho iniziato, sfiorando quest'area si evidenzia l'ultima me­ra­vi­glia tra i segreti del cerchio: il seno dell'angolo formato da l equivale al­la mi­su­ra della sua tangente al quadrato: Φ ÷ l = Φ ÷ 1, tangente che, co­me pri­ma proiezione esterna del cerchio, ne de­ter­mi­na un cerchio in perfetta qua­dra­tu­ra, esaltando per­si­no il profilo descrittivo.
    È bastato portare ⅛ di circonferenza unitaria alla lunghezza =1.

  • Le mie due ultime tappe precedenti:
     da questo INTERLUDIO 
    allo slancio trainante ancora in embrione…
    "il rapporto tra due lati contigui di un quadrato con il cor­ri­spon­den­te arco di cerchio in esso virtualmente inscritto… è a mio avviso il più a­dat­to a segnare il passo verso il π"

    Di poi tre mesi volti alla celebrazione del pi day 2026; ma chi è stato in­for­ma­to d'ufficio ha preferito non accorgersene.
    Antonio Alessi © The Watch Publisher, 2003-26

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